Stiamo riscontrando problemi intermittenti nella registrazione al sito da parte degli utenti Premium. Stiamo lavorando per risolverli al più presto. Ci scusiamo per il disguido. Grazie per la pazienza.

La Mifid (II) che non piace alle Borse

L'aggiornamento della normativa sui mercati finanziari rischia di penalizzare le società che gestiscono il trading. La questione delicata è quella delle attività di compensazione da aprire alla concorrenza. Ma non tutto, dicono gli analisti, è perduto. 

Marco Caprotti 24/06/2014 | 00:35
Facebook Twitter LinkedIn

Gli stock exchange europei studiano la Mifid II e iniziano a sudare freddo. L’aggiornamento della normativa sui mercati finanziari approvata dal Parlamento europeo, infatti, nella sezione in cui parla di maggiore concorrenza e aumento di trasparenza ha un capitolo che riguarda anche le cosiddette società-mercato che gestiscono gli scambi borsistici. “Può essere un problema per quei listini che fino ad ora hanno potuto contare su rendite di posizione conquistate in passato e che ora vedono minacciato il loro vantaggio competitivo”, spiega Gaston Ceron analista di Morningstar.

La minaccia
I punti della Mifid II che interessano più da vicino le Borse sono sostanzialmente quattro. Primo: piattaforme forti. I regolatori vogliono essere sicuri che le operazioni di trading vengano gestiste da società solide. Secondo: maggiore trasparenza intorno agli strumenti non azionari. Le nuove regole aumentano i requisiti informativi da dare prima e dopo le operazioni anche per strumenti come bond e derivati. Terzo: libera concorrenza per le attività di clearing (compensazione). E’ previsto anche un maggiore accesso all’utilizzo degli indici. Quarto: più controlli sullo speed trading (un sistema che, utilizzando algoritmi, permette ad alcuni operatori di piazzare ordini di acquisto e vendita un attimo prima che arrivino a esecuzione quelli del resto del mercato).

“Il terzo punto, in particolare, è quello che preoccupa di più le società-mercato perché minaccia di aprire i sistemi di compensazione delle transazioni utilizzati fino ad oggi dalle Borse anche a società concorrenti”, spiega l’analista. “Si tratta di un modello diverso rispetto a quello attuale in cui la maggior parte delle Borse controlla sia le fasi di trading che quelle di compensazione. In futuro i trader potranno scegliere di svolgere le due operazioni presso società diverse”. Il cambiamento non è di poco conto, considerato il ruolo critico che hanno le clearing house. Di fatto si pongono come intermediario fra due parti e fanno da garante se una delle due non dovesse venire incontro ai propri obblighi. Possono richiedere il deposito di cauzioni, fare indagini sulla solvibilità degli investitori. “Alcuni colossi del settore come Cme Group sfruttano la loro doppia attività per giustificare le alte commissioni che richiedono”, dice Ceron. “E con il sistema attuale non temono che possano arrivare dei concorrenti”.

Chi si prepara
Nel Vecchio continente si stanno scaldando i muscoli società di clearing come LHC.Clearnet (che si occupa di azioni e derivati), Eurex e Ice. “Andare a intaccare il sistema attuale significa aprire una guerra dei prezzi fra Borse e società di compensazione pure”, spiega l’analista. Va detto che il vantaggio competitivo degli exchange attualmente non è dato solo dalle attività di garanzia delle contrattazioni. Ci sono altre voci che influiscono come la possibilità di fare trading su diversi strumenti, la rete infrastrutturale, la preparazione del personale, le economie di scala. “Il problema è che si tratta di attività che, con il passare del tempo e l’evolversi della tecnologia, sono sempre più facili da replicare”, dice Ceron. Un esempio in questo senso arriva dagli Stati Uniti. Bats, uno dei maggiori operatori del settore, ha iniziato nel 2005 come società di brokeraggio. Nel 2007 ha ottenuto l’autorizzazione a diventare un exchange. Dopo la fusione con Direct Edge è diventato un temibile concorrente per il Nyse.

Le strategie di difesa
Dal punto di vista operativo, tutto questo non implica che bisogna abbandonare i titoli delle società-mercato. “Prima di tutto perché ci vorranno anni prima che la Mifid II venga applicata”, dice Ceron. “Nel frattempo è probabile che le Borse facciano di tutto per cercare di mitigare gli effetti della nuova normativa. Ad esempio potrebbero spostare una parte dei volumi su altri mercati . Singapore, in questo senso, è una meta interessante. Deutsche Boerse ha già iniziato a prendere contatti da quelle parti. Gli exchange, inoltre, potrebbero sfruttare la frammentazione del segmento clearing e portare avanti delle acquisizioni che permetterebbero di togliere di mezzo un po’ di concorrenti. Le società di compensazione, peraltro, potrebbero finire nel mirino di Borse americane che vogliono sbarcare nel Vecchio continente”. 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

LEGGI ALTRI ARTICOLI SU
Facebook Twitter LinkedIn

Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.