La Mifid (II) che non piace alle Borse

L'aggiornamento della normativa sui mercati finanziari rischia di penalizzare le società che gestiscono il trading. La questione delicata è quella delle attività di compensazione da aprire alla concorrenza. Ma non tutto, dicono gli analisti, è perduto. 

Marco Caprotti 24/06/2014 | 00:35
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Gli stock exchange europei studiano la Mifid II e iniziano a sudare freddo. L’aggiornamento della normativa sui mercati finanziari approvata dal Parlamento europeo, infatti, nella sezione in cui parla di maggiore concorrenza e aumento di trasparenza ha un capitolo che riguarda anche le cosiddette società-mercato che gestiscono gli scambi borsistici. “Può essere un problema per quei listini che fino ad ora hanno potuto contare su rendite di posizione conquistate in passato e che ora vedono minacciato il loro vantaggio competitivo”, spiega Gaston Ceron analista di Morningstar.

La minaccia
I punti della Mifid II che interessano più da vicino le Borse sono sostanzialmente quattro. Primo: piattaforme forti. I regolatori vogliono essere sicuri che le operazioni di trading vengano gestiste da società solide. Secondo: maggiore trasparenza intorno agli strumenti non azionari. Le nuove regole aumentano i requisiti informativi da dare prima e dopo le operazioni anche per strumenti come bond e derivati. Terzo: libera concorrenza per le attività di clearing (compensazione). E’ previsto anche un maggiore accesso all’utilizzo degli indici. Quarto: più controlli sullo speed trading (un sistema che, utilizzando algoritmi, permette ad alcuni operatori di piazzare ordini di acquisto e vendita un attimo prima che arrivino a esecuzione quelli del resto del mercato).

“Il terzo punto, in particolare, è quello che preoccupa di più le società-mercato perché minaccia di aprire i sistemi di compensazione delle transazioni utilizzati fino ad oggi dalle Borse anche a società concorrenti”, spiega l’analista. “Si tratta di un modello diverso rispetto a quello attuale in cui la maggior parte delle Borse controlla sia le fasi di trading che quelle di compensazione. In futuro i trader potranno scegliere di svolgere le due operazioni presso società diverse”. Il cambiamento non è di poco conto, considerato il ruolo critico che hanno le clearing house. Di fatto si pongono come intermediario fra due parti e fanno da garante se una delle due non dovesse venire incontro ai propri obblighi. Possono richiedere il deposito di cauzioni, fare indagini sulla solvibilità degli investitori. “Alcuni colossi del settore come Cme Group sfruttano la loro doppia attività per giustificare le alte commissioni che richiedono”, dice Ceron. “E con il sistema attuale non temono che possano arrivare dei concorrenti”.

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Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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