Le 7 lezioni del Lupo di Wall Street

La storia di Jordan Belfort può insegnare alcune utili cose da tenere a mente quando si ha a che fare con una casa di gestione, un broker o un consulente finanziario. Per evitare di finire come i suoi ex clienti truffati.

Valerio Baselli 18/09/2018 | 14:38

“Mi chiamo Jordan Belfort. L’anno in cui ho compiuto 26 anni, ho guadagnato 49 milioni di dollari, cosa che mi ha fatto incazzare, perché ne mancavano solo tre e avrei ottenuto una media di un milione a settimana”. Così comincia il film attualmente campioni d’incassi Il lupo di Wall Street. L’opera, basata su una storia vera, ha anche acceso un’aspra polemica negli Usa tra l’associazione delle oltre 1.500 vittime truffate da Belfort e il regista Martin Scorsese.

Chissà quanta gente, uscendo dal cinema dopo la proiezione, si sarà immaginata nei panni del giovanissimo broker che a inizio anni ’90 divenne miliardario, anche se spesso con mezzi illeciti. Ebbene, al di là della patina dorata del lusso sfrenato, e anche un po’ irritante, sfoggiato dal personaggio interpretato da Leonardo DiCaprio, gli investitori accorti avrebbero dovuto lasciare la sala con qualche lezione ben impressa nella mente. È lo stesso Belfort (che oggi tiene seminari sulle strategia di vendita, uno anche per Morningstar Australia nel 2009) nei suoi numerosi saggi e articoli, scritti dopo la prigione, a indicare, tra gli altri, questi punti.

1 – Intermediari e broker di piccolissima taglia o senza nome sono sospetti
E’ meglio non affidare i propri soldi a un broker sconosciuto o a un consulente non affiliato a qualche società di consulenza. Esistono professionisti seri anche se piccoli, così come ci sono le mele marce anche in società dalla grande tradizione, ma appoggiarsi a qualcuno appena nato o che non si conosce bene è un grosso rischio.

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Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar in Francia e Italia.

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