Si avvisano gli utenti che al momento stiamo riscontrando dei problemi nella fase di registrazione ai servizi Premium e che è in corso la manutenzione ordinaria della sezione Portfolio. I due servizi torneranno operativi il prima possibile. Grazie per la pazienza.

VIDEO: Nel 2014 alla larga dalla volatilità

Chi ha puntato quest’anno su titoli a bassa capitalizzazione e ad alta volatilità ha fatto centro. Eppure, secondo gli analisti di Morningstar, è bene non lasciarsi ingolosire. Già nel 2014, meglio virare su large cap e low volatility.  

Christine Benz 20/12/2013 | 10:06
Facebook Twitter LinkedIn

Christine Benz: Salve, sono Christine Benz per Morningstar.com. Nel 2013, i mercati azionari hanno corso molto. Per discutere dei fattori chiave nel successo delle performance dei fondi, c’è qui con me Shannon Zimmerman, direttore associato dell’analisi fondi di Morningstar.

Shannon, grazie di essere qui.

Shannon Zimmerman: E’ un piacere.

Benz: Shannon, questa volta gli investitori probabilmente vedranno ottimi numeri nelle loro performance di fine anno. Eppure, se si scava un po’ più a fondo si notano alcune cose, come ad esempio il fatto che chi ha puntato su un certo stile d’investimento preciso è andato meglio.

Zimmerman: Assolutamente sì.

Benz: Il primo esempio è small cap contro large cap. Chi ha puntato quest’anno sulle azioni a bassa capitalizzazione o su fondi large cap che però si focalizzano sulle società più piccole tra quelle di categoria, ha fatto centro.

Zimmerman: Sì, è giustissimo sottolineare il peso delle componenti small all’interno delle categorie a larga capitalizzazione. Infatti, quest’anno, più il fondo era small, più ha guadagnato. Chiunque abbia puntato sull’azionario ha guadagnato, ma chi ha sovrappesato i titoli “piccoli” ha registrato il risultato migliore. C’è stata anche una leggera sovraperformance dei titoli growth rispetto a quelli value, ma il fattore che ha fatto davvero la differenza resta lo stile small cap.

Benz: Un altro aspetto che secondo te ha pesato molto sulle performance è stato la volatilità. I fondi sono stati influenzati molto dalla presenza o meno in portafoglio di titoli ad alta volatilità.

Zimmerman: Assolutamente. Proprio in qualità di investitore e come analista, penso davvero che sia un peccato che volatilità sia diventato un sinonimo di rischio, perché per me il pericolo vero è la perdita di valore del capitale, la perdita di capitale permanente. Tuttavia il rischio, visto come volatilità, è stato un fattore importante quest'anno.

Un paio di anni fa, Standard&Poor’s ha lanciato versioni a bassa volatilità e high beta (cioè ad alta volatilità) dello S&P 500 e ora ci sono un paio di Exchange traded fund di PowerShares che le replicano. Quest’anno, l'Etf PowerShares high beta ha sovraperformato quello a bassa volatilità di circa 10 punti percentuali.

Quindi, se si considera l’universo dei fondi, sicuramente quelli con un beta più alto (cioè una volatilità maggiore rispetto al benchmark) hanno sovraperformato.

Benz: Altro fattore: il momentum. Uno stile che ha sottoperformato a lungo e che, infatti, è stato abbandonato da molti. Eppure, tu sostieni che nel 2013 ha rappresentato una spinta potente.

Zimmerman: Non è stato sotto i riflettori, ma ha avuto un’annata molto forte. Io sono un vero investitore e un analista fondamentale, ma devo ammettere che le dinamiche del momentum sono affascinanti. I fondi che utilizzano questa strategia occupano in media il quarantesimo percentile della categoria dedicata alle azioni large cap growth. E comunque i guadagni oltre il 30% dimostrano che il 2013 è stato un buon anno.

Vorrei tornare indietro alla discussione bassa volatilità rispetto ad alto beta. L’high beta ha sovraperformato drammaticamente la bassa volatilità nei termini in cui gli indici S&P sono costruiti. Tuttavia, nel lungo periodo, è vero l’opposto. Guardando gli strumenti che replicano questi indici, la versione high-beta non ha attirato molti capitali. Il tracker a bassa volatilità, invece, ha fatto abbastanza bene in termini di asset raccolti. Spero che questo continui in futuro perché c'è un documento del 2011 che ha esaminato una serie temporale di 38 anni e ha scoperto che c'è un premio per la bassa volatilità definita come deviazione standard.

Se, come sappiamo dalla nostra ricerca, gli investitori in genere non sono in grado di utilizzare i fondi a elevata volatilità molto bene e se, come la letteratura accademica sembra mostrare, c'è davvero un premio per la bassa volatilità, forse questo è un modo con cui gli investitori possono avere il meglio dei due mondi: un portafoglio che dovrebbe fare bene nel lunghissimo raggio e permettere loro di dormire la notte.

Benz: Cosa intendi quando dici che in genere gli investitori non sono in grado di utilizzare i fondi ad elevata volatilità molto bene?

Zimmerman: Il mio esempio classico per questo è Fidelity Leveraged Company Stock (non disponibile in Italia). Parliamo di un fondo che negli ultimi dieci anni ha avuto un ritorno di circa il 12% annualizzato. Eppure il sottoscrittore medio ha ottenuto solo circa il 4,5%. Quindi c’è un enorme divario. In qualche modo si può capire questo trend, a causa della sua elevatissima volatilità e perché la gente lo acquista ogni volta che è sulla cresta dell'onda, per poi venderlo quando crolla. Nel 2008, per esempio, il fondo ha perso circa il 54%, e poi nel 2009 ha guadagnato quasi il 60%, ma non molti investitori hanno davero goduto di questo rimbalzo.

Questo è sintomo di una tendenza più generale. Come ho detto, la storia sembra suggerire che ci sia un premio per la bassa volatilità e se gli investitori davvero non hanno lo stomaco per strumenti high beta, la bassa volatilità è un’ottima opzione.

Benz: Quindi, quando gli investitori esaminano i loro portafogli, vedendo ciò che ha guadagnato e ciò che ha sottoperformato, penso che questi fattori di stile possono essere molto importanti per capire perché le cose sono andate così. Ma tu dici a volte non è solo una questione di stile d’investimento. A volte, anche se lo stile è quello “giusto”, si sottoperforma o sovraperforma semplicemente a causa dei titoli in portafoglio.

Zimmerman: Quando si tratta di fondi attivi, soprattutto quelli particolarmente concentrati, a prescindere dagli stili e dai fattori, la cosa più importante è lo stock picking. Un esempio calzante è dato dal fondo John Hancock US Global Leaders Growth (non disponbile in Italia). È un comparto che sul lungo periodo ha performato molto bene, eppure quest’anno ha avuto difficoltà. E questo, nonostante sia un fondo che investe in titoli a bassa capitalizzazione di tipo growth, esattamente lo stile e il fattore che sono andati meglio nel 2013. Ad affossare il risultato annuale è stata la performance del secondo trimestre, dove un titolo molto importante ha avuto problemi relativi a utili mancati.

Benz: Quindi, nei fondi concentrati, la cosa più importante è la scelta dei titoli. Shannon, questo è anche il periodo dell'anno in cui molti investitori ribilanciano il proprio portafoglio. A questo proposito, al bilancio di fine anno in cui si tirano le somme sugli investimenti andati a buon fine e non, hai qualche suggerimento in termini di come allocare nuovo capitale?

Zimmerman: Comprare il non amato. Se si ribilancia il capitale verso asset class sottovalutate e si ha un orizzonte di lungo periodo, questo dovrebbe dare i suoi frutti.

Benz: Quindi quest’anno vorrebbe dire comprare magari più large cap e...

Zimmerman: e titoli value.

Benz: E magari strategie a bassa volatilità.

Zimmerman: Esattamente. Ho accennato prima che questi prodotti hanno raccolto circa 4 miliardi di dollari. Magari continueranno a crescere.

Benz: Shannon, grazie mille.

Zimmerman: E’ stato un piacere.

Benz: Grazie per l’attenzione.

 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Facebook Twitter LinkedIn

Info autore

Christine Benz  is Morningstar's director of personal finance and author of 30-Minute Money Solutions: A Step-by-Step Guide to Managing Your Finances and the Morningstar Guide to Mutual Funds: 5-Star Strategies for Success. Follow Christine on Twitter: @christine_benz and on Facebook.