Nell’Europa prudente vince la selezione

Le istituzioni europee parlano di svolta della situazione di crisi, ma frenano gli entusiasmi. Ci sono ancora passi importanti da fare, aggiungono gli operatori che consigliano di porre molta attenzione alle società che si mettono in portafoglio. 

Marco Caprotti 07/11/2013 | 11:53
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“Adelante, Pedro, con juicio”. Le indicazioni che arrivano dalle istituzioni europee sull’andamento della regione ricordano la prudenza del Cancelliere Ferrer de I promessi sposi quando ordina al suo cocchiere di muoversi tra la folla in rivolta. “L’economia europea ha raggiunto il punto di svolta”, ha detto nei giorni scorsi il commissario europeo agli affari economici, Olli Rehn, secondo cui ci sono “segnali crescenti” che confermano la nuova situazione. Ma poi ha precisato che “è troppo presto per dichiarare vittoria: la disoccupazione resta a livelli inaccettabilmente elevati”.  

La Commissione europea, intanto, ha confermato l’andamento negativo del Pil per quest'anno nell’Eurozona a quota -0,4% (come in primavera), che diventerà una “ripresa graduale” nel 2014 (+1,1% a fronte di una stima precedente di +1,2%), +1,7% nel 2015. Nel 2013 il rapporto fra deficit e Pil nell’Eurozona calerà al 3,1% da 3,7% nel 2012. Nel 2014 sarà al 2,5% e nel 2015 arriverà al 2,4%.

Tutto bene, ma non troppo
La Commissione Ue ha anche indicato che “il ritorno a una crescita solida sarà un processo graduale”. Gli squilibri macro-economici stanno diminuendo, anche se l’aggiustamento dei bilanci in corso in alcuni paesi “continua a pesare sugli investimenti e sui consumi”. La situazione dei mercati finanziari è migliorata in misura significativa e i tassi di interesse sono calati nei paesi vulnerabili. Questo, però, "non si è ancora trasmesso all’economia reale”. Nel 2014 e nel 2015, intanto, la domanda interna diventerà il principale motore della crescita.

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Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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