Scarsa competitività, buone valutazioni

La ripresa non basta: l'Europa, dicono gli operatori, ha bisogno di fare investimenti mirati per tenere il passo dell'Asia e delle Americhe. I miglioramenti macro, intanto, fanno bene ai bilanci della banche. 

Marco Caprotti 17/10/2013 | 12:38

E’ meglio che gli investitori se ne facciano una ragione: la ripresa in Europa non sarà accompagnata da un aumento della competitività delle aziende della zona. Asia e Americhe continueranno a dare filo da torcere. “Per evitare di restare dietro alle altre economie i paesi del Vecchio continente dovrebbero investire di più in quegli elementi che migliorano la competitività come le infrastrutture, l’innovazione energetica e il sistema educativo”, spiega Max Falckenberg, partner di Roland Berger Strategy Consultant. La società di consulenza ha appena pubblicato i risultati di un sondaggio condotto fra le aziende della regione e raccolti in uno studio intitolato “Europe’s competitiveness”. Il 76% degli intervistati ha detto di aspettarsi una forte crescita economica della regione. Ma più del 70% è convinto che perderanno competitività rispetto all’Asia e alle Americhe nei prossimi anni .

“I paesi europei dovrebbero diventare più vicini sia politicamente sia economicamente. Altrimenti la situazione delle aziende della parte sud della regione peggiorerà ancora”, continua il report. Il 60% delle società interpellate dubita che le azioni politiche intraprese nelle singole nazioni possano aumentare la fiducia nell’Europa.

Il quadro macro
Ma i segnali di ripresa ci sono? I dati sulla produzione industriale di agosto sono stati leggermente superiori alle attese. A livello di singole nazioni il risultato migliore è arrivato dalla Germania, che ha visto la produzione industriale in progresso dell’1,4% rispetto al mese precedente recuperando il calo di luglio grazie in particolare al comparto dei beni durevoli. Per il paese i dati di luglio e agosto preludono a un Pil (Prodotto interno lordo) del terzo trimestre di +0,4% rispetto ai tre mesi precedenti”, spiega uno studio di Banca Intermobiliare. In Italia la produzione industriale è scesa dello 0,3%, dopo il -1% di luglio, portando il tendenziale annuo a -4,6%. “I dettagli delle componenti evidenziano comunque un buon andamento generalizzato di tutti i comparti di produzione di beni durevoli, zavorrati però dal calo del settore energetico e alimentare. In generale, comunque, nei mesi estivi non sembrano ancora esserci stati sintomi di crescita in Italia, con il Pil che dovrebbe al più essere stato piatto nel terzo trimestre”, continua lo studio.

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Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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