Non è un affare per ecologisti

La chiusura di alcuni impianti nucleari, dicono gli analisti, fa aumentare il vantaggio competitivo e le prospettive dei gruppi energetici che restano nel settore. Dal punto di vista operativo è meglio seguire i più grandi. Attenzione ai rischi. Anche quelli ambientali. 

Marco Caprotti 17/09/2013 | 14:20
Facebook Twitter LinkedIn

I motivi di festa per gli ecologisti si trasformano in occasioni di acquisto per gli operatori di Borsa. Soprattutto se si tratta di energia nucleare. A fine agosto è arrivata la notizia che il gruppo americano Entergy chiuderà il suo impianto atomico nel Vermont. Si tratta del quarto shut down annunciato negli ultimi 10 mesi negli Usa e segue quelli operati da Duke Energy, Dominion  ed Edison International (mentre Exelon ha in programma una chiusura nel 2019).

“La conseguenza principale di queste operazioni di spegnimento è stata che gli Usa l’anno scorso hanno registrato il minor utilizzo di energia nucleare dal 2003”, spiega Travis Miller, analista di Morningstar. “Tuttavia molti impianti atomici restano una delle fonti energetiche più sicure e a basso costo e producono guadagni che sono il sogno dei produttori che operano con il carbone e con il gas. In termini operativi questo significa che le aziende del segmento nucleare continuano ad avere un notevole vantaggio competitivo nei confronti degli altri produttori di energia”.

Nella scelta dei titoli da mettere in portafoglio, comunque, bisogna fare estrema attenzione. “Bisogna andare a cercare le società che gestiscono impianti che non hanno le tariffe regolamentate dallo stato e dove non devono essere fatti investimenti imponenti”, continua Miller. “Una garanzia in più, da questi punti di vista, la offrono le società più grandi come ad esempio Exelon. Gli investimenti negli impianti meno produttivi sono stati tagliati mentre il prezzo delle azioni è lontano dai massimi toccati nel 2009”.

Il Giappone dice addio all’atomo?
Gli operatori, intanto, continuano a tenere monitorata la situazione in Giappone dove chiuderà anche l’ultimo reattore nucleare ancora in funzione. Si tratta di lavori di manutenzione programmati da tempo, che lasceranno di nuovo il paese, almeno fino a dicembre, privo di energia nucleare. L’ultima volta era avvenuto tra maggio e luglio 2012, dopo il disastro di Fukushima. Da allora, tutte le centrali nucleari nipponiche, circa 50, sono state progressivamente chiuse per precauzione.

Ma i problemi restano. La Tepco, l’azienda elettrica giapponese, ha messo in guardia dai rischi di non riuscire, senza nucleare, a fornire sufficiente elettricità alla popolazione. Governo e singole società cercheranno di raccogliere il consenso di amministrazioni e comunità locali che ospitano gli impianti prima di un qualsiasi riavvio delle centrali. Un compito non facile. In Giappone, infatti, cresce il fronte di chi dice no ad un ritorno al nucleare. Nei mesi scorsi ci sono state numerose proteste che hanno portato in piazza a Tokyo decine di migliaia di manifestanti.

Non mancano poi le preoccupazioni sul fronte ambientale. Pochi giorni dopo l’assegnazione a Tokyo delle Olimpiadi, la Tepco ha fatto sapere di aver rilevato radioattività in una fossa di drenaggio collegata all’oceano Pacifico, dove sono stoccate centinaia di tonnellate di acqua contaminata. Solo pochi giorni primaShinzo Abe rassicurava la comunità internazionale su Fukushima, situata a circa 230 chilometri da Tokyo, prescelta dal Comitato olimpico per ospitare le Olimpiadi e Paralimpiadi del 2020. Il premier ha affermato che la centrale è sotto controllo e che le fughe di acqua radioattiva non superano le poche centinaia di metri quadrati al di là della cinta dell’impianto. A preoccupare ora sono i crescenti livelli di trizio misurati dai tecnici della Tepco, secondo cui acqua contaminata potrebbe essersi di nuovo riversata in mare.

 

Per leggere le analisi complete sui titoli citati nell'articolo clicca qui

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

LEGGI ALTRI ARTICOLI SU
Facebook Twitter LinkedIn

Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.