Questa Cina sembra un'opportunità

La prima economia emergente ha rallentato rispetto a qualche anno fa e mostra qualche problema. Ma, dicono gli operatori, una crescita del 7-8% è comunque un buon trampolino per l'equity che grazie alle ultime discese è tornato ad avere valori interessanti. 

Marco Caprotti 10/07/2013 | 15:09
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Non è il caso di scappare dalla Cina. Secondo molti operatori, le difficoltà che sta attraversando la prima economia emergente del mondo, la stanno trasformando in una buona opportunità di acquisto.

A scatenare una delle ultime corpose prese di beneficio è stata l’improvvisa stretta registrata sul mercato del debito interbancario a breve che ha visto i tassi balzare a livello record con il repo (il costo a cui le banche si prestano il denaro fra di loro) a sette giorni salito in sole 24 ore di 3,8 punti percentuali a oltre il 12%. I tassi sono poi scesi sensibilmente ma rimangono sopra il 6%, un livello che mette in seria difficoltà soprattutto gli istituti bancari medi e piccoli che dipendono in larga parte dal debito interbancario. Secondo gli esperti, il fenomeno è frutto di una precisa strategia varata dal governo di Pechino per mettere un freno al mercato del credito - soprattutto di quello al settore immobiliare - ma i cui rischi potrebbero essere stati sottovalutati. La Banca centrale ha prontamente fatto sapere di voler continuare ad attuare una prudente politica monetaria intervenendo quando sarà necessario e ha promesso di aumentare la liquidità e mantenere una stabile e moderata crescita dell’offerta di credito. L’istituto centrale mira a mantenere la stabilità e la continuità delle politiche macro-economiche, per sostenere la ristrutturazione economica e la protezione contro i rischi finanziari.

Le ombre macro
Anche il quadro macro mostra più di un’ombra. Le principali banche straniere sono caute circa le prospettive di medio termine della Cina. Goldman Sachs si è aggiunta alla lista degli istituti che hanno tagliato di recente le loro stime sul Pil (Prodotto interno lordo) cinese alla luce del peggioramento del quadro finanziario interno al paese. La banca americana vede ora una crescita del 7,4% nel 2013 (da 7,7%) e del 7,8% nel 2014, in ribasso di 0,6 punti percentuali rispetto alle stime precedenti. Il Purchasing Manager Index (Pmi) della Cina, intanto, secondo i dati pubblicati dall’agenzia Nuova Cina è rallentato a giugno, scendendo a 50,1 rispetto a 50,8 di maggio. Benché in linea con le aspettative del mercato, il dato, che viene considerato come un indicatore affidabile dell’andamento della produzione industriale, è il più basso degli ultimi quattro mesi. In particolare, secondo gli analisti, la flessione dei nuovi ordini (scesi da 51,8 di maggio a 50,4 di giugno) indica un ulteriore rallentamento del ritmo di crescita dell’economia cinese.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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