Segnali di vita dall'Europa

La regione va ancora a rilento. Ma, dicono gli operatori, dai numeri macro arriva qualche indicazione rassicurante. E la sottovalutazione dei titoli spinge ad acquistare. 

Marco Caprotti 06/06/2013 | 12:02
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“E’ meglio essere ottimisti e avere torto che essere pessimisti ed avere ragione”. E con l’atteggiamento di Albert Einstein, a cui la frase è attribuita, gli operatori stanno guardando agli ultimi sviluppi della crisi in Europa.

I numeri arrivati dalla regione relativi a maggio dicono che la seconda lettura degli indici Pmi manifatturieri (Purchasing managers index, elaborato intervistando i responsabili degli acquisti delle aziende) ha fornito dati superiori alle attese, con il Pmi area euro rivisto da 47,8 a 48,3, contro il 46,7 di aprile.  “Il livello degli indici è ancora coerente con un Pil in leggera contrazione, ma con un trend in miglioramento”, spiega una nota di Banca Intermobiliare (Bim). Sempre negativi, invece, i dati sui consumi, con le vendite al dettaglio che ad aprile sono scese sia in Germania che in Francia. Rimbalzo superiore alle attese per la fiducia delle imprese italiane, che a maggio è salita di mezzo punto a 88,5. È aumentata in particolare la componente aspettative, probabilmente grazie alla formazione del Governo e ai suoi primi provvedimenti  (come lo sblocco dei pagamenti della Pubblica amministrazione). Il dato, comunque, rimane basso in valore assoluto (media storica a 99,9).

L’indice di fiducia economica elaborato dalla Commissione europea è salito a maggio a 89,4, quasi un punto in più di aprile. Il miglioramento è diffuso a quasi tutti i settori, con l’eccezione delle costruzioni che hanno subito il clima peggiore della media. “Anche in questo caso, comunque, il dato è lontano dalla media storica (99,8), ed in linea con un Pil ancora negativo, segnale che l’economia europea ha probabilmente toccato il fondo ma è ancora distante da una solida ripresa”, dicono ancora da Bim. La nota dolente resta la disoccupazione. Nell’area euro il tasso dei senza lavoro ha raggiunto il 12,2% (+0,1%), con le punte di Spagna e Grecia (27% circa, con picchi superiori al 50% per il lavoro giovanile). Dati negativi anche per l’Italia, dove la disoccupazione è aumentata di un decimo al 12% (ma con una importante revisione dei dati precedenti che ha portato il tasso di marzo dall’11,5% all’11,9%), peggior dato da quando la serie storica esiste (1977). I dati preliminari di maggio mostrano invece una stabilità al 6,9% per i senza lavoro in Germania.

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Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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