Titoli di Stato, chi l’avrebbe mai detto

Nel triennio, gli irlandesi hanno fatto meglio del Bund. Gli indicizzati italiani non hanno coperto dall’inflazione. Quale lezione per gli investitori in fondi obbligazionari.

Sara Silano 02/05/2013 | 15:22
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Negli ultimi tre anni, i titoli di stato irlandesi hanno reso il 25% contro il 19% dei più sicuri Bund tedeschi. Chi l’avrebbe mai detto nel 2010, quando Dublino spaventava l’Europa per la voragine nei conti pubblici e la difficoltà a rifinanziare gli istituti di credito.

Le sorprese non finiscono qui. I governativi inglesi indicizzati all’inflazione hanno reso circa il 40% con una sovraperformance del 30% rispetto agli equivalenti italiani, i quali con il loro +6% non hanno difeso dall’incremento del caro-vita che nel triennio è stato del 9%. Come spiega Anthony Doyle del team del reddito fisso di M&G, i primi sono cresciuti nonostante il Regno Unito abbia perso la tripla A, il massimo del giudizio di affidabilità espresso dalle agenzie di rating; i secondi hanno risentito del peggioramento del quadro macro economico del Belpaese.

Quello che il passato non dice
Quale lezione per il futuro? Gli ultimi dati di Eurostat mostrano un’inflazione in aumento dell’1,2% (su base annua) ad aprile, livello inferiore alle aspettative (1,6%), principalmente dovuto alla diminuzione dei prezzi dell’energia. Il contesto congiunturale è stato dunque favorevole al taglio dei tassi allo 0,5% deciso dalla Banca centrale europea oggi (giovedì 2 maggio) per stimolare l’economia. Le variazioni dei saggi di riferimento sono uno dei fattori che influenzano l’andamento dei mercati obbligazionari, ma negli anni recenti sono passati in secondo piano rispetto al rischio di credito, che dipende dalla solvibilità degli emittenti.

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Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia

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