Pericolo Troika per l'Europa

La decisione di tassare i conti correnti ciprioti, dicono gli operatori, fa perdere la faccia alle istituzioni, mette in dubbio la loro capacità di trovare una soluzione alla crisi e fa sudare freddo le banche del Vecchio continente. 

Marco Caprotti 21/03/2013 | 11:34
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Giù le mani dai conti correnti di Cipro. Non è piaciuta per niente agli operatori finanziari la decisione della Troika (Commissione europea, Bce e Fondo monetario internazionale) di tassare i depositi bancari dell’isola (6,75% quelli sotto i 100mila euro e 9,9% quelli al di sopra di tale cifra) come condizione necessaria per dare un aiuto da 10 miliardi di euro. Intendiamoci, nessuno dice che il paese non abbia bisogno di una mano. Nel 2012 l’isola ha subito una recessione del 2,5% che, secondo le ultime stime dell’Unione europea, si attesterà al 3% nel 2013 (5-6% secondo altre stime). Il rapporto deficit/Pil anche a causa della crisi, sarà presto superiore al 100%. Quello che ci si domanda è perché attuare una misura così dura nei confronti di uno stato il cui Pil annuale rappresenta una giornata di lavoro del resto dell’Eurozona e quali potrebbero essere le conseguenze di un’azione del genere sul resto della regione. La Ue ha poi precisato di essere sempre stata sfavorevole alla tassazione dei depositi sotto i 100mila euro. Nicosia, nel frattempo, con un voto contrario del parlamento, ha preso tempo ma la Commissione europea ha ribadito che spetta alle autorità cipriote trovare un accordo alternativo. La Bce, da parte sua, ha detto che continuerà a pompare liquidità di emergenza nel sistema cipriota fino al 25 marzo. Poi tutto dipenderà dalla solvibilità degli istituti dell’isola.

La perdita di credibilità
“Non saranno certo il mea culpa tardivo dell’Ue, né l’aver trasferito in capo al governo cipriota la decisione di recuperare 6 miliardi per beneficiare di un aiuto di 10 gli elementi capaci di contenere la perdita di credibilità delle banche, del nuovo governo o dei vertici europei”, spiega una nota di Patrice Gautry, capo economista di Union Bancaire Privée. Sulla stessa lunghezza d’onda Tristan Cooper, analista del debito sovrano di Fidelity Worldwide Investments. “L’aspetto più discutibile dell’annuncio di sabato circa i prelievi forzosi sui conti correnti delle banche di Cipro è l’idea di sacrificare lo spirito della garanzia dei depositi bancari in nome di un modesto risparmio nel quadro complessivo delle finanze pubbliche del Vecchio continente. Tuttavia, anche qualora le autorità cipriote ed europee rinunciassero al prelievo forzoso sui depositi di minore importo a Cipro, resterebbe comunque a nostro avviso un problema legato alla perdita di credibilità della salvaguardia dei conti correnti”. In una situazione di questo tipo gli investitori, compresi i risparmiatori, potrebbero essere tentati di cambiare atteggiamento. “Mentre questa crisi ha già visto la svalutazione di azioni e debito, è stato ora oltrepassato il Rubicone della condivisione del debito da parte dei correntisti”, spiega Strefan Isaacs, gestore di M&G Corporate Bond. “Da oggi esiste un precedente per questo approccio di socializzazione delle perdite all’interno dell’Eurozona nel suo complesso. Mentre la Troika si sforzerà di minimizzare il suo significato, si potrebbero comunque manifestare delle conseguenze. La situazione di Cipro serve a ricordarci che oggi gli schemi di garanzia dei correntisti in Europa sono sottoposti a un approccio disomogeneo. Le garanzie per i correntisti sono tanto solide quanto lo sono gli Stati che le forniscono. Nel caso di Cipro, con un sistema bancario che vale sette volte la sua economia, chiaramente queste garanzie contano ben poco. Con i tassi dei conti correnti che oggi danno rendimenti scarsi in tutta Europa è possibile che basti poco per spingere un cambiamento nell’atteggiamento degli investitori. Il caso solleva domande reali sulle scelte dei correntisti. Si pone una questione: se per l’individuo comune è, in teoria, meglio avere debito bancario high yield rispetto a un conto di deposito”.

Banche a rischio
La levata di scudi dei mercati contro la tassazione dei depositi bancari è solo un segno della difficile situazione in cui si dibatte l’Europa per trovare una strada che la faccia uscire dalla crisi. “La Germania, che è anche il maggiore finanziatore della Bce e quindi la voce più importante, si è opposta a qualsiasi tipo di aiuto che non comportasse dei sacrifici per i ciprioti e per i Russi (che nelle banche dell’isola hanno ricchi conti correnti, Ndr)”, spiega uno studio di Wahid Chammas, gestore del Janus Europe Fund di Janus Capital Group.  “Si avvicinano le elezioni in Germania e i politici tedeschi avevano bisogno di qualche trofeo da poter mostrare in casa propria”.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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