L’est che bussa all’Eurozona

La Lettonia ha chiesto di entrare e ha le carte in regola. In lista di attesa c’è anche la Polonia, che, però, sta sentendo i contraccolpi della crisi occidentale.

Sara Silano 20/03/2013 | 09:57
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A Bruxelles, la lettera è arrivata a febbraio ed è stata accolta come un raggio di sole che filtra una fitta coltre nuvolosa. La Lettonia, una delle repubbliche baltiche, ha chiesto di entrare nell’area euro. Il biglietto da visita è di quelli che meritano in un’epoca storica in cui la moneta unica è minacciata dalla crisi dei suoi sostenitori storici, come l’Italia.

Il paese è attualmente uno dei pochi in Europa che rispetta ampiamente i dettami di Maastricht. Il suo deficit di bilancio nel 2012 è stato pari all’1,5% del Pil (Prodotto interno lordo), il debito pubblico lordo è il 38% del Pil (126% in Italia), mentre l’inflazione è del 2,2%.

Lettonia, i vantaggi dell’euro
“La Lettonia è una piccola economia, flessibile, aperta e diversificata già dominata dall’euro a cui è ancorata da lungo tempo la moneta nazionale, il Lats”, spiega Egle Fredriksson, gestore dell’East Capital Baltic Fund (non registrato in Italia e solo per istituzionali). “Durante la crisi finanziaria ha chiaramente dimostrato come la sua economia sia in grado di adeguare le proprie spese senza ricorrere alla svalutazione per risolvere i problemi”. L’ingresso nell’euro, dunque, presenta diversi vantaggi per Riga, tra cui una maggiore credibilità, integrazione e soprattutto l’accesso al finanziamento internazionale. Le implicazioni positive sono state dimostrate da un’altra repubblica baltica, l’Estonia, che ha adottato la divisa comunitaria nel gennaio 2011 e da allora è stata una delle economie a più rapida crescita nel Vecchio continente (+3,2% nel 2012).

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Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia

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