Bond emergenti sempre più investiment

Il 65% ha un rating di qualità. L’indice che li rappresenta fotografa l’andamento del debito di una cinquantina di stati che formano il 40% del Pil globale e contano l’80% della popolazione mondiale.

Marco Caprotti 20/03/2013 | 09:52
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Il debito dei mercati emergenti non è più quello di una volta. Mentre prima veniva considerato uno degli asset più rischiosi in cui investire, ultimamente, anche grazie alle crisi dei mercati sviluppati come Stati Uniti ed Europa, è diventato uno degli asset preferiti dagli investitori in cerca di rendimento e di stabilità. Il JP Morgan Emerging bond index global (JPM Embig) negli ultimi 10 anni (e calcolato in euro) ha guadagnato quasi il 9% (annualizzato). Il mercato, intanto, si interroga se, a questo punto, il debito dei mercati emergenti sia una bolla che può scoppiare da un momento all’altro.

Sale il rating, scende la volatilità
Una delle caratteristiche che hanno attirato un numero sempre maggiore di investitori è stato il miglioramento del merito di credito (il cosiddetto rating). Nel 1993 meno del 2% dei bond dedicati ai paesi in via di sviluppo riusciva a entrare nella categoria chiamata investment grade (quella considerata più tranquilla). Oggi sono il 65%. Il merito di questo cambiamento di percezione va essenzialmente a tre elementi.

Primo: l’aumento dei prezzi delle materie prime che ha reso i mercati emergenti (da dove queste materie prime arrivano) più ricchi.Secondo: l’aumento dei commerci fra questi stati e il resto del mondo, che ha fatto affluire più capitali stranieri.Terzo: le riforme strutturali portate avanti da molti governi di paesi in via di sviluppo che hanno ridotto (e a volte eliminato) molti dei rischi politici e sociali che inserivano quegli stati nelle liste delle zone a rischio.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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