La Bce apparecchia l'Omt per l'Italia

Francoforte , dicono gli operatori, non permetterà che la il Belpaese esca dal perimetro euro. E potrebbe fornire aiuto anche se le riforme - o il governo -tardassero. 

Marco Caprotti 14/03/2013 | 11:30
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Fra tutti gli operatori che stanno guardando l’evolversi delle vicende italiane ce n’è uno in particolare che sta scaldando i muscoli per prepararsi a intervenire: la Banca centrale europea. L’istituto di politica monetaria della regione, infatti, sembra l’unico ad avere in mano lo strumento per evitare che l’Italia esca dalla zona euro innescando un effetto valanga sul resto della regione. L’attrezzo è l’Outright monetary transaction (Omt) che fornisce aiuti agli stati in difficoltà in cambio di riforme strutturali.

“Il risultato inconcludente delle ultime elezioni fa supporre che probabilmente qualsiasi governo di coalizione sarà estremamente precario”, spiega uno studio di Stuart Thomson, co-manager del fondo Ignis absolute return government bond. “Inoltre il 55% dei consensi confluiti verso i partiti di Berlusconi e Grillo, che si oppongono a un aumento dell’austerità, indica come i veri perdenti di queste elezioni siano proprio l’austerità fiscale e le riforme strutturali. Per di più il partito di Grillo intende promuovere un referendum sull’uscita dalla moneta unica, ma noi non crediamo che questo accadrà. Benché l’uscita dall’euro possa essere nell’interesse individuale dell’Italia, non è certo nell'interesse del resto d’Europa, soprattutto della Germania. Quest’ultima, infatti, è fortemente esposta a una disgregazione dell’euro a causa degli squilibri legati al sistema Target 2 (Trans-European Automated Real-Time Gross Settlement Express Transfer System, un sistema in grado di dare esecuzione ai pagamenti interbancari nell’area euro in condizioni di sicurezza, affidabilità ed efficienza che ha reso possibile la conduzione della politica monetaria unica all’interno dell’area e, al tempo stesso, ha dato impulso al processo di integrazione finanziaria e commerciale tra i paesi partecipanti, Ndr). Una polverizzazione della moneta unica finirebbe per provocare l’indebolimento della spinta verso riforme strutturali e austerità fiscale”.

Prima prova per la Bce
La risposta della Germania alle elezioni italiane, intanto, potrebbe essere condizionata dalle elezioni federali, che si terranno tra pochi mesi. “Dovrà quindi essere la Bce a reagire al fine di migliorare lo scenario di crisi” continua il report. La Banca centrale ha due strumenti che possono provocare una reazione positiva. Il primo è rappresentato dai tassi di interesse, con due opzioni: ridurre il corridoio tra il tasso di rifinanziamento a due settimane e il tasso di sconto, oggi rispettivamente a 0,75% e 0%. Una scelta che potrebbe fornire uno stimolo lieve. Oppure – e sembra la scelta più logica - ridurre ulteriormente il tasso di sconto. Questa operazione potrebbe essere espressamente concepita per indebolire la valuta, al fine di migliorare sia la competitività verso l’estero sia la competitività interna della periferia. “Un’alternativa sarebbe quella di mettere pressione sul nuovo governo italiano perché richieda l’aiuto del meccanismo europeo di stabilità. Questo programma farebbe scattare operazioni sul mercato aperto da parte della Banca centrale consentendo così all’istituto di acquistare obbligazioni italiane a breve scadenza. La mossa avrebbe due effetti positivi: ridurre i costi di finanziamento per l’Italia e trasferire il debito dal settore privato a quello pubblico. Tuttavia, il Meccanismo di stabilità, che impone alcune condizioni su bilancio e riforma fiscale, rappresenta una perdita implicita di sovranità in un paese dove gli elettori hanno chiaramente respinto l’imposizione di vincoli dall’esterno”.

La situazione di stallo creata dalle urne, insomma, rappresenta la prima vera prova del sistema Omt. “La buona notizia è che la situazione in Italia è molto diversa da quella vista l’anno scorso in Grecia quando il fallimento di un governo in grado di far passare misure di austerità avrebbe portato a una immediata bancarotta e a una possibile uscita di Atene dal perimetro dell’euro”, dice un report firmato da Darren Williams, senior European economist di AllianceBernstein. “Molto del lavoro più duro sul fronte della politica fiscale in Italia è già stato fatto”. Secondo i dati della Commissione europea la Penisola l’anno scorso ha registrato un surplus di bilancio primario del 2,6%. Il risultato migliore fra i paesi di Eurolandia. “Molti degli aggiustamenti di breve termine richiesti dalle istituzioni internazionali sono stati fatti. L’accento, ora, dovrebbe essere posto su come generare crescita economica che sia in grado di ridurre il debito pubblico e aumentare la coesione sociale”.

Fra politica e congiuntura
Dal punto di vista politico i prossimi giorni saranno cruciali. “Ci sono diversi punti su cui i partiti, nonostante le differenze, possono trovare degli accordi. Quindi una sorta di governo temporaneo sarebbe possibile”, recita un report di Nick Eisinger del team di ricerca sulle obbligazioni sovrane di Fidelity. “Certo, un’alleanza non durerebbe a lungo – forse sei mesi – ma potrebbe permettere al paese di evitare un pericoloso limbo e di trovare una forza stabilizzatrice. Un esecutivo potrebbe negoziare con l’Unione europea e con la Bce, se ce ne fosse bisogno. Questo, tra l’altro, manterrebbe intatta la fiducia dei mercati nei confronti delle capacità di intervento della Banca centrale con l’Omt. L’importanza dell’Italia e del suo mercato obbligazionario nell’ambito del sistema finanziario globale, inoltre, ci fa pensare che l’Eurotower darebbe il suo aiuto anche se la situazione politica dovesse portare a un ritardo nelle riforme”. Dal punto di vista economico la situazione resta difficile. Secondo gli ultimi dati dell’Istat, il Pil è sceso del 2,4% nel 2012. I consumi hanno segnato un calo del 3,9% rispetto al 2011, con la spesa delle famiglie a -4,3%. Gli investimenti fissi lordi sono crollati dell'8%. Unica componente in aumento è l'export con +2,3%. Il tasso di disoccupazione l’anno scorso è arrivato, mediamente, al 10,7%, il massimo dal 1993 (8,4% nel 2011). Nel Mezzogiorno ha toccato il 17,2%. La disoccupazione giovanile che, è stata pari al 35,3%, è al top dal 1993.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.