Busta arancione, la storia infinita

Le elezioni hanno posticipato ancora una volta l’invio della comunicazione dell’Inps. Ma la Covip non resta a guardare.

Valerio Baselli 06/03/2013 | 10:10
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In principio fu la “busta arancione”. Due semplici parole con cui per anni ministri e tecnici (vestiti da ministri) si sono riempiti la bocca. Molto fumo niente arrosto, verrebbe da dire. Infatti, dopo anni di annunci e proclami è arrivato l’ennesimo stop all’invio delle comunicazioni sulla situazione previdenziale dei lavoratori. Giustificazione del momento, le elezioni e l’instabilità politica.

Una lunga storia
Già nel 1996, quando entrò in vigore il sistema contributivo si accennò vagamente alla possibilità di introdurre una comunicazione periodica che potesse aiutare i cittadini a conoscere la propria situazione previdenziale. L’idea, però, non prese una forma specifica fino al 2009, quando l’allora ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, annunciò la decisione di introdurre la busta arancione, che prende il proprio nome, molto semplicemente, dal colore della busta contenente i documenti previdenziali che ogni anno viene spedita ai cittadini svedesi ormai da più di un decennio.

L’idea era che l’Inps inviasse quindi ai lavoratori una lettera con le stime della posizione individuale, ovvero lo stato del conto corrente previdenziale, le proiezioni sui tempi di maturazione dei requisiti per il pensionamento e il valore economico dell’assegno. Il progetto venne poi bloccato dallo stesso ente previdenziale, a causa della complessità dell’operazione, che richiede senza dubbio ingenti sforzi di ordine e organizzazione.

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Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.

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