Applausi per l'euro

La moneta unica, nonostante la crisi, si è rafforzata rispetto alle principali valute. Il suo futuro dipenderà molto da quello che faranno le Banche centrali. E Draghi. 

Marco Caprotti 07/02/2013 | 16:34
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Le performance dell’euro hanno strappato l’applauso della Bce. Un riconoscimento importante se si considera che, per dirla con il presidente dell’istituto Mario Draghi, “il tasso di cambio è un elemento importante per la crescita e la stabilità dei prezzi, ma non costituisce un obiettivo delle politiche della Banca centrale”. La moneta unica nel 2012 ha guadagnato il 2% nei confronti, ad esempio, del dollaro. Negli ultimi sei mesi si è rafforzata in media del 7% nei confronti delle divise dei 10 paesi economicamente più forti del mondo. “L’apprezzamento è un segnale di ritorno di fiducia nell’Eurozona”, ha detto Draghi durante la conferenza stampa dopo l’ultima decisione di lasciare invariati i tassi di interesse.  “Al netto della fiducia, bisogna aggiungere che i cambi devono riflettere i fondamentali e, in via generale, i tassi di cambio reali e nominali dell'euro sono vicini alla media di lungo periodo”.

Le opportunità…
A questo punto, resta da capire come si può muovere la divisa europea. Gli elementi per ulteriori apprezzamenti non mancano. Molto ruota intorno alla fiducia che gli operatori nel complesso avranno nella ripresa del Vecchio continente. Un elemento che dovrebbe spingere l’acquisto di asset di Eurolandia, considerando che la moneta unica si è rafforzata in un anno (come il 2012), in cui la regione è stata data in più occasioni per spacciata. In generale si potrebbe assistere a un ritorno degli acquisti da parte delle banche centrali che, negli anni scorsi hanno ridotto le loro riserve di euro ma che oggi hanno il bisogno di diversificare le monete presenti nelle loro casse. A questo si potrebbero aggiungere gli investimenti privati. Se è vero che nei momenti più neri dei mesi scorsi i capitali sono fuggiti dai paesi dell’Europa periferica, è altrettanto vero che molti di quei soldi non sono usciti dalla regione, ma sono finiti negli stati più forti della zona. Se la situazione dovesse tranquillizzarsi, allora potrebbero tornare a distribuirsi in maniera più equa.

Nel frattempo la Federal Reserve continua con le sue manovre di stimolo all’economia. In altre parole, continua a stampare moneta deprezzando, di fatto, il valore di quella in circolazione. La stessa strategia la sta seguendo la Bank of Japan. La Banca d’Inghilterra, intanto, resta nel limbo. A guidarla arriverà presto Mark Carney, attualmente numero uno della Bank of Canada che, si dice, sarà molto aggressivo nel dare una spinta all’economia del Regno Unito. Questo, potrebbe indebolire la sterlina (e, magari, rafforzare il dollaro canadese quando Carney se ne sarà andato).

…e i rischi
I pericoli non mancano. Ad esempio, ci potrebbero essere delle violente prese di profitto, considerando anche che, secondo molti operatori, la volatilità continuerà a restare elevata nei prossimi mesi. La Bce, poi, potrebbe decidere di abbassare il costo del denaro (una possibilità, al dire il vero sulla quale gli analisti non punterebbero volentieri i loro soldi). E’ più facile invece che ci siano scommesse su un intervento dell’istituto per abbassare il valore della moneta, anche se l’operazione non sarebbe troppo invasiva. C’è poi l’incognita delle elezioni. Le preoccupazioni sono soprattutto per quelle Italiane prima e tedesche poi. Nel primo caso gli investitori hanno il timore che vada al governo una parte poco incline alle riforme strutturali invocate dalle istituzioni finanziarie internazionali. Nel secondo c’è la preoccupazione che possa guidare la cancelleria una formazione o una coalizione contraria agli aiuti ai paesi più deboli. In entrambi i casi gli investitori tornerebbero a sudare freddo. 

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.