Lavorare di più conviene, se si può

Nonostante l’innalzamento dell’età pensionabile l’assegno previdenziale sarà sempre meno cospicuo. Perciò, se possibile, conviene ritardare il ritiro dal mondo del lavoro.

Valerio Baselli 07/02/2013 | 14:24
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Secondo le statistiche dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), gli italiani sono quelli che hanno la vita pensionistica media più lunga tra gli abitanti dei paesi occidentali: 27,3 anni per le donne e 22,7 anni per gli uomini. I tedeschi, ad esempio, possono contare su una vita pensionistica media di 20,7 anni per le donne e di 17 anni per gli uomini. Con la riforma Fornero, la situazione è cambiata: età pensionabile innalzata, ritiro dalla vita lavorativa modulabile sulla speranza di vita e assegno pensionistico legato alla crescita del Pil.

Cambiamenti importanti, ma che potrebbero non bastare, soprattutto perché le prospettive sull’assegno mensile staccato dall’Inps non sono così rosee. Perciò, sempre più persone si chiedono se convenga o meno continuare a lavorare anche una volta raggiunta l’età pensionabile.

Ora che la generazione del baby boomer (i nati tra il 1945 e il 1960) sta entrando negli anni post-lavorativi, e sempre più lavoratori sull’orlo della pensione si ritrovano in piena salute e ancora produttivi, una sorta di scenario di pensionamento ibrido sta diventando sempre più in voga. Gli anglosassoni lo chiamano working retirament oppure practice retirament, ma l’idea di base è la stessa: invece di optare per un taglio netto dalla vita lavorativa a quella da pensionato, molti senior stanno optando per una conversione graduale.

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Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.

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