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By Valerio Baselli| 7-11-2018 12:00 AM

La Fed frena gli emergenti

Per Alessandro Tentori (AXA IM), nonostante una buona crescita economica, la politica monetaria americana ha aumentato l’avversione al rischio. Tra i mercati in via di sviluppo, il gestore preferisce in questo momento gli esportatori di materie prime, come la Russia.

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Valerio Baselli: Buongiorno e benvenuti. Sono Valerio Baselli e oggi mi trovo in compagnia di Alessandro Tentori, responsabile investimenti di AXA Investment Managers Italia. Buongiorno e grazie.

Alessandro Tentori: Buongiorno.

Baselli: Dunque, dopo un periodo rialzista durato circa due anni, i mercati emergenti stanno vivendo una fase di difficoltà, con l’indice Morningstar Emerging Markets scivolato del 4,4% nel primo semestre 2018. A che cosa è dovuto questo cambio di rotta secondo voi?

Tentori: La domanda è molto pertinente, nel senso che per quest’anno ci aspettiamo una crescita globale che è ben oltre la crescita potenziale, il che dovrebbe andare a beneficio di tutti quelli che sono i mercati emergenti nelle varie asset class. Forse si è verificato un irrigidimento della politica monetaria statunitense oltre le attese, quindi questo può essere uno dei fattori scatenanti di questa avversione al rischio, che va un po’ in controtendenza rispetto a quello che si è visto negli ultimi due anni.

Baselli: Negli ultimi mesi si sono tenute importanti tornate elettorali in diversi paesi emergenti, tra cui Turchia, Colombia, Paraguay e Venezuela, e altri appuntamenti di rilievo sono le elezioni presidenziali in Messico, appena concluse, e in Brasile, a ottobre prossimo. Ecco, lei vede un rischio politico particolarmente importante attualmente all’interno dell’universo emergente? E in che modo lo gestite?

Tentori: È un rischio questo sicuramente in aumento, non solo nei mercati emergenti ma anche in quelli industrializzati. Direi che forse rispetto a quella che è stata la fase di alta inflazione di materie prime, prima della crisi del 2007, questa volta non si vede questo tipo d’inflazione che va poi a discapito dei redditi bassi nei mercati emergenti e che poi porta a movimenti politici molto esasperati. Quindi, in questo caso forse non è il rischio numero uno per noi.

Baselli: Per chiudere, quali sono in questo momento i mercati in via di sviluppo su cui siete più positivi e perché?

Tentori: Decisamente tutti quelli che sono esportatori di materie prime. Direi la Russia, chiaramente il Wti a 75 dollari al barile è molto positivo. Poi abbiamo una visione positiva sui mercati asiatici, nonostante ci siano state ingenti emissioni in valuta forte, e con un aumento dei tassi della Fed sopra le attese, potrebbero indebolirsi dal punto di vista delle performance.

Baselli: Per Morningstar, Valerio Baselli, grazie per l’attenzione.

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