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By Emma Wall| 3-23-2018 12:00 AM

Le conseguenze dei dazi di Trump sui mercati

Il presidente americano ha imposto nuove tariffe sulle importazioni di acciaio e di alluminio. Quali paesi ne risentiranno maggiormente? Quali le conseguenze per gli investitori?

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Emma Wall: Buongiorno e benvenuti. Sono Emma Wall e oggi mi trovo con Nick Watson, gestore multi asset di Janus Henderson, con cui parleremo dei dazi proposti da Donald Trump. Buongiorno, Nick.

Nick Watson: Buongiorno, Emma.

Wall: Allora, Trump ha proposto di introdurre dei dazi su alcune materie prime, rendendo tutti molto nervosi. Cosa propone esattamente?

Watson: Per il momento, Donald Trump ha proposto dei dazi di circa il 25% sulle importazioni di acciaio e del 10% sulle importazioni di alluminio negli Stati Uniti. Il che rimane nel contesto della “guerra commerciale” di cui si è già parlato e che preoccupa tanto i mercati. Ai mercati non piace l'incertezza e data l'attuale volatilità, non saranno entusiasti di ciò che potrebbe ostacolare la crescita economica in futuro.

Wall: Questo però non dovrebbe essere una grande sorpresa, perché è anche il tipo di atteggiamento protezionistico per cui è stato eletto. Ma, naturalmente, i mercati hanno reagito male, in particolare i mercati emergenti e l'Asia, giusto?

Watson: Corretto. Se si guarda ai mercati che hanno reagito più negativamente, sono stati i più ciclici, i più esposti all'attività economica globale. Come appunto i mercati emergenti. Anche Germania e Giappone hanno faticato. Hai completamente ragione nel dire che è stato eletto anche grazie a questo tipo di politica.

A essere onesti, non dovremmo essere sorpresi. Molto di ciò che ha cercato di fare, in termini di riforma dell'immigrazione, di stimoli e di riforme fiscali, è riuscito a farlo passare. Vale anche la pena di osservare che in questo caso non ha bisogno del Congresso per far passare questa nuova politica.

Infine, c'è un'elezione in arrivo a Pittsburg, che il Partito Repubblicano potrebbe potenzialmente perdere, e Pittsburg è una base molto proletaria. Quindi, potrebbe darsi che Donald Trump stia cercando di raccogliere un po’ di consenso tra il suo solito elettorato per cercare di ottenere la vittoria per il Partito Repubblicano.

Wall: Nel breve termine, come hai detto, abbiamo assistito alla volatilità in Asia, Germania e Giappone. Ma a lungo termine, se riuscirà a far passare queste proposte, quali saranno i mercati che ne risentiranno? Presumibilmente, i settori delle materie prime saranno influenzati?

Watson: Sì. E penso che anche il mercato britannico lo sarà. Come tutti sappiamo, circa il 70% delle entrate delle società del FTSE 100 proviene da paesi diversi dal Regno Unito e se guardiamo ad alcune delle grandi società attive nel settore risorse di base, diciamo, Glencores, o Shells o BP, sono più dipendenti dal prezzo delle materie prime che dall'economia del Regno Unito. Quindi, questo potrebbe essere il tipo di effetto che potrebbe esserci.

A un livello più globale, se questa retorica della guerra commerciale si innalzerà davvero, e non è necessariamente ciò che stiamo anticipando, ma è certamente qualcosa di cui dobbiamo essere consapevoli, i mercati più ciclici, come il Giappone, o i mercati emergenti, potrebbero essere i più vulnerabili.

Infine, Donald Trump è stato molto chiaro sul fatto che la Cina abbia una forte influenza commerciale e sta cercando di assicurarsi che non ci sia questo squilibrio tra i due paesi. Per quanto riguarda la politica sui dazi, la Cina non viene realmente colpita qui. La Cina produce dell’acciaio relativamente economico e dell’alluminio relativamente economico, ma questo in realtà non viene esportato negli Stati Uniti. I paesi che potrebbero essere interessati da queste tariffe sono più che altro dei paesi alleati, come Messico o Canada.

Wall: Hai parlato di “guerra commerciale”. Anticipiamo, se ciò dovesse succedere, che ci sarà una sorta di ritorsione da parte di alcuni di quei paesi e che quindi potremmo avere un impatto più importante a livello globale?

Watson: Si. Ed è qui che la lettura passa attraverso lo scenario economico globale. Al momento, la crescita economica globale è piuttosto buona. È piuttosto resiliente, il che è positivo per i mercati. Ma se vedessi la situazione peggiorare, mi aspetterei che l’UE possa imporre tariffe sui jeans Levi’s, per esempio. La Cina potrebbe potenzialmente fare qualcosa intorno alla soia. Quindi, puoi vedere come questo si potrebbe espandere naturalmente in uno shock economico più ampio.

Un altro aspetto è che queste tariffe sono in realtà piuttosto inflazionistiche. Per il consumatore americano, non è necessariamente una buona notizia, perché la loro base di produzione di alluminio ha bisogno di un po’ di tempo per essere funzionante. Potremmo vedere quindi un impatto frenante sulla crescita economica, stimolando al contempo l'inflazione, il che non è necessariamente una dinamica alla quale i mercati risponderebbero in modo particolarmente favorevole.

Wall: Perché un'inflazione più alta significa più aumenti dei tassi da parte della Fed?

Watson: Assolutamente sì. E sembra quasi di tornare al 2017, quando abbiamo avuto una crescita economica positiva, un'inflazione ridotta e le banche centrali supportavano l’economia in termini di politica monetaria e di QE. In quel contesto i mercati hanno funzionato alla perfezione.

Cosa abbiamo invece visto nel 2018? Bene, la crescita è ancora lì, ma abbiamo anche avuto l'inflazione. Quindi, i mercati stanno cominciando ora a capire che devono “riprezzare” alcune parti di mercato. I titoli di stato sono svenduti. Alcuni dei proxy obbligazionari hanno vissuto un momento difficile. Quindi, quella politica positiva per i mercati che abbiamo visto nel 2017 sta ora producendo l'effetto opposto. Guarda il FTSE All-Share, in calo del 6-7% da inizio anno. Sì, la crescita è buona, ma non hai lo stesso sostegno accomodante da parte del governo o della politica monetaria.

Wall: Grazie mille, Nick.

Watson: Prego.

Wall: Per Morningstar, Emma Wall, grazie per l’attenzione.

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