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By Valerio Baselli| 1-31-2018 12:00 AM

Le tre domande fondamentali da porre al proprio consulente

MiFID II è una carta in più nelle mani degli investitori finali, che devono sapere come giocarla. Secondo il fondatore di YouInvest, Marco Liera, costi, formazione e “stress test” sono i punti più importanti da verificare col proprio consulente finanziario di fiducia.

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Valerio Baselli: Buongiorno e benvenuti. Sono Valerio Baselli e mi trovo in compagnia di Marco Liera, ex giornalista del Sole 24 Ore, ex direttore del settimanale Plus24 e fondatore nel 2011 di YouInvest, una piattaforma di formazione finanziaria online per privati e per professionisti.

Buongiorno Marco e grazie.

Marco Liera: Buongiorno a te Valerio e buongiorno a tutti.

Baselli: Dunque, la nuova direttiva MiFID II è finalmente entrata in vigore lo scorso 3 gennaio, se n’è parlato molto dal punto di vista delle Sgr, dei distributori e anche dal punto di vista dei consulenti e dei promotori. Un po’ meno dal lato dell’investitore finale, visto che MiFID II può essere considerata come un’arma in più nelle mani dell’investitore finale, è bene che lo stesso investitore la sappia usare adeguatamente.

Per questo oggi siamo qui a stilare le tre domande fondamentali che ogni investitore dovrebbe sempre porre al proprio consulente. Da quale cominciamo?

Liera: La prima domanda riguarda i costi. Con MiFID II si ha più trasparenza a livello di costi, quindi sarebbe interessante sapere dal consulente qual è il corrispettivo che lui o lei è in grado di erogare a fronte di questi costi. E il corrispettivo dovrebbe essere legato a una consulenza che noi riteniamo debba essere il più possibile olistica, quindi che riguardi anche il patrimonio del cliente, la parte immobiliare, i rischi da assicurare, la previdenza. Insomma, tutto l’assetto della finanza personale del cliente. Quindi, tutto ciò che riguarda questo ambito qualifica il consulente finanziario. Invece magari di prestare tanta attenzione alle performance ottenute, che, come sappiamo, e voi di Morningstar in particolare, vanno e vengono.

Baselli: Qual è il secondo aspetto che bisogna tenere in considerazione?

Liera: Il secondo aspetto riguarda la professionalità e la formazione, e qui dichiaro il mio bieco conflitto d’interessi, dato che YouInvest si occupa appunto di formazione a banche e reti. Sarebbe interessante sapere dal consulente finanziario qual è la formazione di cui fruisce, magari anche quanti soldi, di tasca sua, dedica alla formazione, oltre a quella che magari gli viene erogata dalla rete o dalla banca di appartenenza. E quanto tempo dedica alla formazione, ma anche alle banche dati, agli strumenti di analisi. Quindi, qual è il budget di tempo, di risorse monetarie, visto che molti consulenti finanziari giustamente si ritengono degli imprenditori. Quindi, in che cosa consiste l’imprenditorialità? Consiste nel fatto che si investa nella propria professionalità e nel miglioramento del proprio servizio, e secondo me questo è importante da sapere dal punto di vista del cliente.

Baselli: Abbiamo parlato di costi e di formazione. Con che cosa chiudiamo?

Liera: Con lo “stress test”. La terza domanda riguarda l’esperienza del consulente finanziario in fase di grande difficoltà. Credo che sia importante sapere dal proprio consulente come si è comportato lui, o lei, nelle fasi di grandi difficoltà dei mercati, come quella compresa tra il 2007 e il 2009, ossia come ha trattato le naturali preoccupazioni dei clienti e come questi hanno reagito; quanti clienti eventualmente lo hanno lasciato, o lasciata. Questo è molto importante da sapere perché i mercati purtroppo a volte flettono in modo anche abbastanza drammatico ed è importante sapere se il proprio consulente ha già affrontato episodi di questo tipo.

Baselli: Grazie mille a Marco Liera per questi consigli pratici.

Liera: Grazie a voi.

Baselli: Per Morningstar, Valerio Baselli, grazie per l’attenzione.

Visita il mini sito dedicato a MiFID II

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