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By Valerio Baselli| 11-27-2017 12:00 AM

Nel debito emergente c’è ancora valore

Intervistata in occasione della MIC 2017, Penny Foley (TCW) si dice sicura che il rally dei bond emergenti non sia ancora finito. Secondo il gestore, attualmente le migliori opportunità si trovano nelle emissioni in valuta locale e in mercati che hanno vissuto un processo di ristrutturazione e di riforme, come l’Argentina o l’India.

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Valerio Baselli: Buongiorno e benvenuti alla Morningstar Investment Conference di Milano. Sono Valerio Baselli e mi trovo oggi con Penny Foley, portfolio manager di TCW Emerging Markets strategies. Buongiorno Penny e grazie di essere qui.

Penny Foley: Grazie a lei.

Baselli: Finora i fondi obbligazionari dei mercati emergenti hanno registrato un anno molto positivo, con circa 47 miliardi di euro di flussi netti in Europa da gennaio a oggi, contando sia i fondi in valuta forte che quelli in valuta locale. Crede che questa tendenza positiva continuerà? E perché?

Foley: Una delle domande che ci fanno molto spesso è “il rally è finito?”. Noi crediamo di no, per un paio di motivi. Da una parte i fondamentali, e i valori relativi dall’altra. Abbiamo notato che molti flussi non arrivano da investitori focalizzati sul debito emergente, ma da gestori multi-asset che analizzano l’universo globale dei possibili investimenti e vedono che i mercati emergenti offrono rendimenti tra il 5 e il 7%, a seconda dei paesi e delle valute. Questo in un mondo dove il 60% delle emissioni a reddito fisso dà meno del 2% e il 20% dei bond in circolazione segna rendimenti negativi. Quindi, da un punto di vista relativo è interessante, come spesso accede con i mercati emergenti.

Credo che oggi la differenza principale stia nel fatto che anche i fondamentali stanno migliorando. I paesi in via di sviluppo hanno vissuto un momento di transizione tra il 2013 e il 2015, con conseguenti riforme strutturali che sono state introdotte, un abbassamento sostanziale del disavanzo delle partite correnti, al punto di trasformarsi in alcuni casi in delle eccedenze.

E anche la crescita sta accelerando. Per la prima volta in cinque anni, c’è uno sviluppo economico sincronizzato. Una cosa molto positiva per i mercati emergenti, per il commercio e per i prezzi delle materie prime.

Baselli: Sappiamo che il dollaro americano e il debito emergente sono fortemente connessi. Alla luce di ciò, cosa si aspetta dalla Federal Reserve? E più in generale, quali sono i principali rischi di cui gli investitori devono essere consapevoli?

Foley: Ci aspettiamo dalla Fed un altro rialzo quest’anno, in dicembre, già prezzato dal mercato. Ci attendiamo poi altri due o tre rialzi l’anno prossimo, mentre il mercato se ne aspetta solo uno e mezzo, quindi dovrà prepararsi per un altro uno e mezzo. Crediamo che il dollaro abbia raggiunto i suoi massimi in questo momento. D’altra parte pensiamo che probabilmente le valute emergenti avranno un andamento stabile o positivo nei confronti della divisa Usa.

Baselli: Per chiudere, dove vedete attualmente le migliori opportunità nell’universo del debito emergente?

Foley: Ci piacciono le valute locali, pensiamo siano un’opportunità nel medio periodo, ma ovviamente bisogna accettare più volatilità rispetto alle emissioni in dollari. Il nostro è un approccio “total return”, investiamo attraverso uno spettro di attività molto ampio: bond governativi in dollari, corporate bond in dollari e debito in valuta locale. Il 25% del nostro portafoglio è dedicati alle obbligazioni societarie, il 15% alle emissioni in valuta locale e crediamo che questa parte crescerà verso il 20% nei prossimi sei mesi.

Per quanto riguarda i titoli di Stato in dollari, sovrappesiamo quei paesi in cui vediamo rendimenti interessanti e il potenziale per un restringimento nello spread di credito, in conseguenza alle ristrutturazioni, come in Argentina, nazione che è passata per un robusto programma di riforme. Crediamo ci sia spazio per un ulteriore restringimento degli spread in Argentina. Ci piace un paese come l’Ucraina, che può contare sull’aiuto del FMI. Sottopesiamo l’Asia in generale, in particolare Corea, Taiwan, sicuramente Cina. Sovrappesiamo invece alcuni dei più interessanti mercati in termini di riforme, come l’India e l’Indonesia.

Baselli: Grazie.

Foley: Grazie a voi.

Baselli: Per Morningstar, Valerio Baselli, grazie per l’attenzione.

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