Il rischio si chiama valuta
E’ un fattore chiave perché i portafogli sono diventati internazionali e i cambi volatili. Ma nel Kiid non è rappresentato in modo adeguato.
E’ il ritratto di una “normale” giornata sui mercati valutari, dove alcune divise salgono a discapito di altre e se in portafoglio un investitore ha un titolo in una moneta che si deprezza verso l’euro, questo significa che otterrà un rendimento più basso o addirittura negativo rispetto a quello nella valuta del titolo.
Valute, un rischio da non sottovalutare
La valuta è un fattore di rischio che sta assumendo sempre più importanza perché i portafogli degli investitori sono più internazionali. Per un europeo che sottoscrive un fondo specializzato su Wall Street, gli euro che versa saranno convertiti in dollari per acquistare i titoli e, successivamente, riconvertiti quando decide di disinvestire.
Uno studio di Morningstar, condotto da Paul Kaplan, responsabile della ricerca quantitativa, mostra che il rischio valutario modifica la volatilità di un fondo (misurata dalla deviazione standard). L’impatto è meno forte per i comparti più rischiosi, per i quali assumono un maggior peso i fattori di mercato e le scelte strategiche di gestione attiva.
Molti fondi prevedono classi in valuta locale e coperte dal rischio di cambio. Secondo l’analisi di Morningstar, l’hedging attenua l’effetto del cambio, ma senza annullarlo del tutto. Una volta che l’investitore è consapevole di questo specifico fattore di rischio può decidere se assumerlo o meno, in base ai propri obiettivi e alla tolleranza verso le oscillazioni della quota del fondo.
Il rischio nel Kiid
E’ importante però che l’investitore abbia gli strumenti per scegliere prima ancora di sottoscrivere un prodotto finanziario. Da luglio, sarà introdotto il Kiid (Key investor information document), all’interno del quale è previsto un indicatore di rischio sintetico, l’Srri (Synthetic risk return indicator). Per Kaplan tale misura non è adeguata a catturare il fattore valutario, in quanto troppo semplicistico.
“Dal momento che l’Srri non distingue tra differenti tipologie di rischio”, dice Kaplan, “è di scarso aiuto agli investitori nel costruire un portafoglio diversificato. Se due fondi hanno lo stesso Srri, ma sono esposti a diversi fattori di rischio, possono essere combinati per ridurre la volatilità complessiva; in caso contrario la diversificazione in questi due non porterebbe alcun beneficio”.
Per approfondire il tema dell’Srri, clicca qui.






