La crisi va in campagna elettorale
Il 2012 è l'anno delle elezioni in molti paesi del mondo, fra cui Usa, Cina, Russia e Francia. Le urne possono condizionare economia e Borse.
“Sappiamo cosa fare. Non sappiamo invece come farci eleggere dopo che l’avremo fatto”. Questa dichiarazione del capo dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, riassume bene lo stato d’animo della classe politica di molti paesi del mondo dove quest’anno si terranno le elezioni politiche.
A dare il via alla corsa alle urne sarà la Russia il 4 marzo. A chiuderla, a dicembre, saranno le elezioni presidenziali in Corea del sud. In mezzo tutta una serie di appuntamenti con le votazioni (anche in Cina e in America) che interesseranno i quattro angoli del mondo e che, alla luce della situazione economica globale e del calo di popolarità della classe dirigente, rischiano di condizionare le politiche economiche del futuro prossimo. “In una situazione in cui alcuni dei leader più potenti fanno fatica a mantenere la legittimazione pubblica - e in una fase per di più complicata dal rallentamento economico - è probabile che per motivi elettorali si arrivi a misure protezionistiche, nazionalistiche e populiste di breve respiro piuttosto che a provvedimenti di larghe vedute e di lungo termine”, spiega uno studio firmato da Tina Fordham, Senior global political analyst di Citigroup Global Markets (Citi). “In uno scenario del genere, è possibile che nascano politiche fallimentari. Va anche detto che, se le diverse elezioni dovessero dare origine a governi in grado di trovare soluzioni alla crisi, allora i mercati azionari festeggerebbero”.
Se una volta in campagna elettorale bastava promettere tagli alle tasse, oggi le politiche di bilancio richieste dagli strascichi della crisi dei subprime e dagli effetti della tempesta del debito europeo impongono di trovare nuove strategie per conquistare i voti. Gli appuntamenti con le urne considerati più importanti per gli effetti che potranno avere dal punto di vista macroeconomico e dei mercati saranno quelli, in ordine cronologico, della Russia, della Francia, della Cina e degli Stati Uniti. Insieme questi quattro paesi formano il 40% del Pil globale, rappresentano quattro dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu e hanno quasi il 30% della popolazione mondiale. “Le sfide che questi stati affronteranno sono un buon esempio dei rischi politici con cui tutti gli altri si scontreranno: la situazione fiscale e del debito (Usa e Francia), i sentimenti contro l’establishment e il desiderio di riforme (Russia), la speranza di una nuova generazione in grado di prendere in mano le redini del paese (Cina)”, continua l’analista di Citi. Ma sotto la lente per gli impatti che potranno avere sulla congiuntura mondiale ci saranno anche le elezioni in Grecia (aprile), in Egitto (giugno), Venezuela (ottobre) e Corea del sud.
Russia: il rischio paese
Per la prima volta dal 2000 gli analisti che fanno i calcoli sull’andamento del mercato russo tengono in considerazione i rischi politici. La reazione immediata degli operatori agli scontri urbani che si sono registrati nei mesi scorsi è stata quella di trattare gli asset di quel paese con uno sconto superiore al 10% rispetto al loro valore teorico. “E’ un atteggiamento che rappresenta bene un sentimento di incertezza che potrebbe durare anche dopo le elezioni”, dice Fordham. “Gli operatori aspetteranno di vedere quali politiche porterà avanti Putin, (ammesso che vinca lui, come indicano gli ultimi sondaggi). Cercheranno di capire se si farà promotore delle riforme chieste dai manifestanti come la lotta alla corruzione, oppure se tenterà di ridurre lo spazio per il dissenso o, ancora, cercherà di mantenere lo status quo. Se ci saranno reali segnali di cambiamento, lo sconto a cui vengono trattati gli asset russi potrebbe ridursi e diventare addirittura un premio”.
Francia: pochi spazi di manovra
Il risultato delle elezioni francesi che si terranno il 22 aprile (e poi il 6 maggio se ci sarà il ballottaggio) sono importanti per gli investitori alla luce del ruolo di Parigi nella soluzione della crisi dell’Eurozona e del suo ruolo all’interno dell’unione monetaria. “Le preoccupazioni degli operatori riguardo al candidato socialista Francois Hollande, favorito dai sondaggi, sono cresciute dopo le sue dichiarazioni riguardo una possibile rinegoziazione del cosiddetto Fiscal compact (le direttive che portano a un coordinamento delle politiche fiscali e a migliorare la governance dell’Eurozona, Ndr)”, dice l’analista di Citi. “Indipendentemente da chi sarà il vincitore, comunque, il focus della politica francese saranno le banche. Il nuovo governo, inoltre, continuerà a cercare di riparare le finanze pubbliche. Uscire da questo tracciato potrebbe costare caro, sia in termini di rating sia di tassi di interesse”.
Cina: un momento critico
Le due elezioni previste in Cina (dirigenza del Partito comunista a ottobre 2012 e governo a marzo 2013) arriveranno in un momento in cui il tradizionale modello di crescita del paese, basato sui forti investimenti e sulla domanda esterna, avrà esaurito del tutto il suo potenziale. “Il cosiddetto hard landing (quando un ciclo economico passa improvvisamente da una fase di crescita a una frenata, Ndr) potrebbe essere inevitabile nei prossimi anni, a meno che la Cina non riesca a cambiare le fonti della domanda dei suoi prodotti”, dice la Fordham. “Questo potrebbe essere il nuovo trampolino di lancio per la congiuntura del paese. Ogni indicazione di una vera riforma strutturale, associata a un cambiamento della leadership, potrebbe portare gli investitori a reagire positivamente a partire dalla seconda metà del 2012. Alcuni affermano già che la nuova classe dirigente non potrà fare altro che portare avanti le riforme”.
Stati Uniti: il rischio paralisi
Storicamente il terzo anno del mandato presidenziale (in questo caso il 2011) coincide con uno dei momenti migliori per il mercato azionario. L’anno scorso, tuttavia, Wall Street ha dovuto fare i conti con eventi eccezionali, come un deficit di bilancio ai massimi di sempre e il record della disoccupazione. “Come al solito sarà la gara per la Casa bianca ad attirare l’attenzione, ma bisognerà guardare anche a come saranno composti Camera e Senato”, spiega il report. “Il mercato teme che si possa arrivare a una situazione equamente divisa fra i due schieramenti con una conseguente possibilità di paralisi. Il vero problema per gli operatori, comunque, sarebbe un periodo di incertezza e di lotte politiche che continuino dopo le elezioni del 6 novembre”.






