Occasione “d’oro” con le azioni

Nel 2011 i titoli delle società aurifere hanno sottoperformato il metallo giallo. Eppure, dai fondamentali arrivano altre indicazioni.

Valerio Baselli | 13-02-12 | Invia Articolo via E-mail


Tradizionalmente, all’inzio di ogni anno si rivede la propria asset allocation e si cerca di prevedere quali scelte potrebbero rivelarsi vincenti. Il problema è che il 2011 si è chiuso lasciando molte domande aperte. Le autorità europee riusciranno a risolvere la crisi del debito sovrano? Esiste davvero la possibilità di una nuova recessione nel 2012? I mercati emergenti torneranno a crescere? L’oro si confermerà come bene rifugio? Proprio il metallo giallo sembra essere ancora al centro dell’attenzione, ma se nei due anni passati è stato il bene fisico a regalare le gioie migliori, nel 2012 la scommessa potrebbe essere puntare sulle aziende che lo estraggono.

Le azioni aurifere pronte al boom                                                    
Le azioni di società operanti nel settore delle materie prime, e in particolare i titoli azionari auriferi, sono destinati a un re-rating nel 2012 e attualmente trattano a valutazioni interessanti. Ad affermarlo Evy Hambro, gestore del BGF World Gold Fund e co-gestore del BGF World Mining Fund, in una recente nota. Hambro ha infatti  posto in evidenza il disallineamento tra la performance eclatante dell’oro e i risultati poco brillanti dei titoli azionari auriferi nel 2011. Negli ultimi tre anni i margini delle società aurifere sono aumentati del 219% e l’oro si è apprezzato del 114%, mentre le azioni aurifere sono salite solo del 50%, a dimostrazione proprio di un scostamento tra la posizione delle società aurifere e le quotazioni azionarie. “Quest’anno i titoli azionari auriferi hanno sottoperformato l’oro, ma i fondamentali indicano tutt’altra storia”, si legge nella nota. “Complessivamente il mercato azionario è rimasto depresso per tutto il 2011, ma le compagnie minerarie riportano solidi utili e una forte generazione di cassa, fattori che possono significare un aumento dei dividendi per gli investitori. Le azioni aurifere attualmente appaiono convenienti rispetto al prezzo dell’oro, e vi sono opportunità di acquisto decisamente interessanti. Un simile livello di sconto si era già verificato nel 2008, e gli investitori che allora individuarono questa opportunità furono generosamente ricompensati l’anno successivo”.

Secondo Hambro, inoltre, i fondamentali incoraggiano a credere che i prezzi dell'oro si manterranno agli attuali livelli elevati. Gli indicatori della domanda e dell’offerta sono ancora positivi per il prezzo dell’oro. “Assistiamo a un incremento della domanda da parte delle banche centrali, che negli ultimi anni hanno invertito il loro trend di venditori di oro: nel 2011 ne hanno acquistate 349 tonnellate, un aumento del 350% rispetto ai livelli del 2010 che ha superato le aspettative del mercato. È interessante notare che la domanda è stata trainata dai mercati emergenti, in particolare Russia, Messico, Tailandia e Corea del Sud, che comprano oro fisico come valuta alternativa per cercare di diversificare rispetto al dollaro Usa”.

Uno sguardo macro
Ampliando lo sguardo al di là delle materie prime, il trend predominante, almeno nella prima parte dell’anno, riguarda le difficoltà europee. Secondo Marc Craquelin, responsabile investimenti di Financière de l’Echiquier, nel 2012 l’Europa soffrirà infatti un periodo di bassa crescita, mentre gli Stati Uniti potrebbero sorprendere al rialzo. I dati più recenti sull’economia Usa hanno infatti confermato che i consumatori sono ancora vivi e fanno shopping e che il mercato immobiliare ha ormai raggiunto il fondo. Mentre la Cina manterrà un ruolo essenziale per i mercati anche nel 2012, poiché il governo dovrebbe alleggerire la politica monetaria a seguito del contenimento delle pressioni inflazionistiche. In ogni caso, prosegue la nota di Financière de l’Echiquier, le aree più promettenti in fatto di crescita si confermano anche per il 2012 i mercati emergenti. L’aumento dei consumi in questi paesi non porta vantaggio soltanto alle aziende locali, ma anche e soprattutto ad aziende leader con base negli Stati Uniti o in Europa.

È ancora tempo di difensivi
A livello di scelte di portafoglio, i rendimenti intorno al 2% dei bond governativi di molti paesi sviluppati potrebbero spingere gli investitori ad assumersi qualche rischio, questo dando per scontato che vogliano battere l’inflazione. “Se guardiamo al passato recente, gli investitori avrebbero dovuto investire sui difensivi nel 2008 e sui ciclici nei due anni successivi”, si legge in una recente analisi a cura di Ad van Tiggelen, senior strategist di ING Investment Management. “Lo scorso anno, considerata la crisi dell’eurozona e la bassa crescita, sono tornati in auge i difensivi”. Ma per il 2012 qual è la scelta più indicata? “Non ci sono settori nettamente sotto o sopravvalutati rispetto alle medie storiche e nel 2012 sarà difficile privilegiare con sicurezza porti sicuri o asset rischiosi”, commenta Ad van Tiggelen. “Alla luce di questo scenario, guardiamo con favore a titoli e settori che abbiano alcune caratteristiche, come la diversificazione internazionale con una buona presenza sui mercati emergenti e la  limitata dipendenza dal settore bancario. Di conseguenza, siamo più propensi per i settori difensivi, con una preferenza per farmaceutico e beni di consumo non ciclici. Siamo positivi anche sui materiali di base (settore che ha riportato la peggior performance del 2011). Uno dei settori più difficili da valutare rimane invece quello dei finanziari; nessun altro settore dipende dalle decisioni politiche come questo, specialmente in Europa”.

*Questo articolo è stato pubblicato su Tuttofondi in data 28 gennaio 2012.

Valerio Baselli è Redattore di Morningstar in Italia. Attenzione: Morningstar e i suoi dipendenti non forniscono alcun tipo di consulenza, né su investimenti in generale né su specifici fondi. Puoi mandare un commento all'Autore cliccando qui.