Dal caos greco nasce l'ordine. Di vendere

Borse preoccupate per l'accordo mancato far Atene i creditori. A rischio la crescita globale. Gli investitori preferiscono stare liquidi.

Marco Caprotti | 06-02-12 | Invia Articolo via E-mail

Mentre i politici parlano, i mercati scendono. A Wall Street i principali indici americani stanno viaggiando al ribasso schiacciati dalle vendite degli operatori preoccupati per quanto sta succedendo in Europa. Il punto nevralgico è ancora una volta la Grecia. Falliti i negoziati con i rappresentanti dei creditori per trovare un accordo sui debiti di Atene, ora la palla è in mano al Presidente Francese Nicolas Sarkozy e al Cancelliere tedesco Angela Merkel che stanno facendo pressione sul premier ellenico Lucas Papademos affinché convinca il parlamento ad approvare un nuovo piano di austerità che permetterebbe di ottenere un aiuto da 130 miliardi di euro per allontanare (almeno di qualche passo) lo spettro del default.

La gravità della situazione è stata sottolineata anche dal Fondo monetario internazionale secondo cui, se la situazione in Europa dovesse peggiorare ulteriormente, la crescita economica della Cina, ad esempio, verrebbe azzoppata (-4% rispetto al +8,2% stimato per quest’anno). In una situazione del genere gli operatori si sentono ostaggi degli sforzi della politica. Un quadro che comporta dei rischi difficili da prevedere e che spinge ad avere in mano liquidità da utilizzare quando ci saranno minori incertezze.

A questo vanno aggiunte situazioni specifiche che pesano sugli indici di New York e che contribuiscono a cambiare il passo di marcia dopo un rally durato cinque settimane spinto da buoni dati macroeconomici. Boeing è in calo dopo che la compagnia aerea ha ordinato alcune verifiche sugli apparecchi 787 Dreamliner a seguito di alcuni guasti. Vendite anche su Humana, dopo che il gruppo pharma ha annuncia toto profitti per il 2012 al di sotto delle attese degli analisti.

Europa negativa
Essere nell’occhio del ciclone non ha fatto bene ai listini di Eurolandia che hanno chiuso in territorio negativo. La situazione di incertezze ha pesato soprattutto sulle commodity (sensibili agli umori del ciclo congiunturale mondiale) e sui titoli delle materie prime. In calo anche le banche, un altro segmento condizionato dagli andamenti dell’economia mondiale e in questo momento molto attento alle possibilità di bancarotta degli stati Ue di cui detiene una buona porzione di bond.

A Milano, dove l’indice Ftse Italia All Share ha segnato -0,12% e il Ftse/Mib -0,30%, male Buzzi-Unicem, appesantita dalle stime per il 2012 della controllata tedesca Dyckerhoff, che prevede un fatturato consolidato e risultati in linea con quelli del 2011. In calo Fiat e Fiat Industrials che pagano il creditwatch negativo espresso da S&P a causa delle difficoltà incontrate dal lingotto in Sudamerica. Contrastati, ma con intonazione sostanzialmente negativa, i bancari.

Marco Caprotti è Redattore di Morningstar in Italia. Attenzione: Morningstar e i suoi dipendenti non forniscono alcun tipo di consulenza, né su investimenti in generale né su specifici fondi. Puoi mandare un commento all'Autore cliccando qui.