L'Italia evita i Pigs
Il Paese, spiegano agli analisti, non è nel gruppo di quelli a rischio bancarotta.
La storia, tuttavia, è anche il segno del nervosismo degli investitori quando si parla di Paesi che, a torto o a ragione, non sono considerati solidi. In tutto questo, l’indice Msci Italy, nell’ultimo mese (fino al 5 febbraio e calcolato in euro) ha perso l’11,4%. Nello stesso periodo il paniere europeo ha lasciato per strada quasi l’8% mentre quelli di Francia e Germania sono scesi di circa il 10,5%. È andata peggio al benchmark iberico che è arretrato di oltre il 18%. A far entrare la Penisola nel club degli Stati a rischio bancarotta probabilmente sono state anche le indicazioni fornite dalla Banca d’Italia a metà gennaio, secondo cui il Paese, dopo aver rialzato la testa dalla peggiore recessione dalla Seconda guerra mondiale, nel corso del 2010 avrebbe registrato “un debole recupero”.
Per quanto riguarda la Borsa, a tenere banco sono state soprattutto le blue chips. Sta diventando una telenovela, ad esempio, l’ipotetica fusione fra Telecom Italia e il suo azionista spagnolo Telefonica. Un’operazione di cui tutto il mercato parla ma della quale i diretti interessati (fra cui il governo che dovrebbe dare la benedizione) dicono di non essere a conoscenza. Il matrimonio, secondo gli analisti, farebbe bene soprattutto agli spagnoli che si porterebbero in casa le ricche partecipazioni nella telefonia brasiliana che al momento sono in cassa al gruppo italiano.
Sulle prime pagine delle cronache finanziare, poi, da settimane campeggiano i titoli riguardanti Fiat. E non solo per la questione della possibile chiusura dello stabilimento di Termini Imerese. Il Lingotto ha detto di aver finito l'anno 2009 con una perdita netta di 848 milioni di euro ma che, nonostante questo, e nonostante un indebitamento netto a 4,4, miliardi, verrà distribuito un dividendo complessivo di 237 milioni.
Un altro argomento al centro delle contrattazioni in Piazza affari è stato l’affaire Mediobanca-Generali. I due gruppi finanziari, secondo alcune indiscrezioni, potrebbero arrivare ad una fusione, anche se non sono chiari i termini e le possibilità dal punto di vista legislativo. Va aggiunto, tuttavia, che le voci di un’operazione del genere tornano con regolare frequenza e, secondo gli operatori, sono più frutto di manovre puramente speculative che non di un interesse vero a portare a termine il matrimonio fra i due gruppi.





