Per chi sono i Bot in dollari

L’emissione del Tesoro italiano vuole attrarre gli investitori istituzionali americani.

Valerio Baselli | 08-02-10 | Invia Articolo via E-mail

I global bond in dollari Usa che sono stati emessi dal Tesoro italiano lo scorso 26 gennaio avranno un rendimento del 3,1965%, superiore di 45 punti base al tasso interbancario Usd Libor. Lo rende noto un comunicato del ministero dell’Economia nel quale si annuncia che è stato stabilito il prezzo per il global bond da 2,5 miliardi di dollari, con cedola del 3,125% e scadenza (26 gennaio 2015). A guidare il collocamento saranno gli istituti Barclays Capital, Citi e Credit Suisse. “I proventi - è scritto nel comunicato - saranno impiegati dal governo per finalità generali, inclusa la gestione del debito”.

Perché uno Stato ha bisogno di obbligazioni in valuta estera? “Lo Stato italiano ha sulle spalle un debito davvero gravoso e deve quindi emettere molti titoli”, afferma Jacopo Ceccatelli, partner di JC Investimenti.

Comprando i global bond ci si espone al rischio di cambio. È come fare una scommessa sull’andamento euro/dollaro nei prossimi cinque anni. Se il biglietto verde dovesse continuare a perdere valore verso la moneta europea, gli acquirenti europei si ritroverebbero con una perdita netta. “In realtà”, prosegue Ceccatelli, “i risparmiatori italiani non sono l’obiettivo. Infatti, con le emissioni in valuta il ministero sollecita quella parte di investitori che investe in dollari. Anzi, il vero obiettivo sono gli istituzionali americani”.

In ogni caso, se qualche risparmiatore italiano retail fosse interessato all’acquisto, nulla gli vieta di coprirsi dal rischio di cambio, attraverso l’utilizzo di derivati. Operazione, a dire il vero, che presuppone una buona conoscenza degli strumenti finanziari. Vero è che, a prescindere dalla nazionalità e dallo status dagli acquirenti, se fra cinque anni il dollaro varrà meno di oggi sull’euro, lo Stato italiano ci avrà guadagnato.

Di conseguenza, tutto è legato all’evoluzione del tasso di cambio. “Personalmente”, afferma Ceccatelli, “penso che nel breve periodo la valuta europea potrebbe presentare debolezze strutturali; molto dipende dal debito di alcuni Paesi dell’area, come Grecia, Spagna e Portogallo. Invece, sono convinto che nel medio termine il cambio euro-dollaro pari a 1,4 non sia sopravvalutato, anche se mi rendo conto di essere controcorrente”.

Valerio Baselli è Redattore di Morningstar in Italia. Attenzione: Morningstar e i suoi dipendenti non forniscono alcun tipo di consulenza, né su investimenti in generale né su specifici fondi. Puoi mandare un commento all'Autore cliccando qui.
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