Un 2009 “dolce” con lo zucchero

I prezzi sono ai massimi degli ultimi 28 anni. Hanno corso anche altre soft commodity.

Valerio Baselli | 20-01-10 | Invia Articolo via E-mail
Le chiamano soft commodity, ovvero le materie prime morbide, così definite perchè vengono coltivate invece che estratte. Dopo il boom dei cereali nel biennio 2007-2008 (trainato anche dai bio-combustibili), l’anno appena chiuso è stato quello dello zucchero. Secondo i dati di Etf Secutiries, infatti, l’Etfs Sugar, Exchange traded commodities quotato a Piazza Affari, è cresciuto nel 2009 di circa 75 punti percentuali.

Lo zucchero non è l’unica soft commodity che ha registrato un guadagno. L’indice generale delle materie prime “morbide”, Etfs Softs DJ-UBSCI, è salito del 35% l’anno scorso. Nel suo paniere, oltre allo zucchero, ci sono il cotone e il caffè: Etfs Cotton è salito del 14% ed Etfs Coffee del 6% nel 2009.

Alla base di questi aumenti, c’è la crescita della domanda globale proprio mentre l’offerta è diminuita a causa della crisi finanziaria che ha ridotto l’accesso al credito e gli investimenti. L’aumento del reddito nei Paesi emergenti, afferma Massimo Siano in una nota di Etf Securities, impatta sulla domanda di questo tipo di beni ed è senza dubbio uno dei fattori più importanti che influisce sul prezzo delle soft commodity.

Anche il cattivo tempo ha fatto la sua parte; in molte aree il raccolto è stato danneggiato dalle condizione atmosferiche. Per esempio, a trainare il prezzo dello zucchero è stata in primis la domanda da parte dell’India (che è anche secondo produttore mondiale), in un anno non favorevole per l’agricoltura. Contemporaneamente anche il Brasile (primo produttore mondiale) è stato colpito da forti piogge e inondazioni, con il risultato che la produzione mondiale è diminuita.

Altro fattore non di poco conto, commenta Siano, è rappresentato dal livello di scorte mondiali, scese ai minimi storici, proprio a causa della maggior richiesta dei Paesi emergenti. Gli stock di prodotti agricoli hanno da sempre mostrato una correlazione inversa con i prezzi (scorte basse, prezzi alti).

Detto questo, non bisogna dimenticare l’effetto speculazione, inevitabile quando i prezzi iniziano a salire, con un sempre più ampio numero di investitori che hanno puntato sulle soft commodity inseguendo il guadagno a breve e contribuendo a gonfiare le quotazioni.

Anche chi non ha investito direttamente in questi prodotti verrà interessato dagli aumenti dei prezzi. Come? Ogni voltà che chiederà un caffè al bar o che comprerà un chilo di zucchero al supermercato.
Valerio Baselli è Redattore di Morningstar in Italia. Attenzione: Morningstar e i suoi dipendenti non forniscono alcun tipo di consulenza, né su investimenti in generale né su specifici fondi. Puoi mandare un commento all'Autore cliccando qui.
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