Occhio all'oro. E agli Etc

Il metallo giallo sta per tornare in auge. Ecco perché quali sono gli strumenti.

Marco Caprotti | 18-12-08 | Invia Articolo via E-mail

Sta per ripartire la corsa all’oro. O, almeno, questo è quello che promettono gli esperti. E uno strumento per investire sul prezioso metallo sono gli Etc (Exchange traded commodities). Si tratta di titoli il cui sottostante è rappresentato o dal prezzo del fisico (praticamente il sottostante sono i lingotti custoditi nelle banche) oppure dai future sulla commodity. A Piazza Affari ne sono quotati tre specializzati su questo minerale.

Come funzionano gli Etc
Il prezzo degli Etc è legato direttamente o indirettamente all’andamento della commodity sottostante. Questi strumenti rispondono all’esigenza dei risparmiatori di poter prendere posizione su una singola materia prima, possibilità preclusa agli Etf che, in quanto fondi, devono garantire un certo grado di diversificazione per ragioni di natura regolamentare.

In particolare gli Etc fisici o physically-backed sono strumenti garantiti da materie prime depositate presso i caveau di una banca incaricata dall’emittente. Il loro valore, quindi, è strettamente legato all’andamento del prezzo spot della materia prima eventualmente convertito in euro nel caso in cui la valuta di negoziazione di quest’ultima sia diversa dalla divisa europea.

Gli Etc fisici consentono quindi agli investitori di ottenere un’esposizione simile a quella che potrebbero conseguire comprando e conservando autonomamente la materia prima fisica, ma con il vantaggio di evitare i rischi e i costi legati alla loro gestione (ad esempio l’immagazzinamento).

Le prospettive del metallo giallo
All’inizio di dicembre si è verificato un caso unico sul mercato dell’oro. Per la prima volta c’è stata la cosiddetta backwardation. Con questo termine gli operatori indicano il fenomeno per cui il prezzo dei contratti con scadenza più lontana è inferiore rispetto a quello dei future con scadenze più ravvicinate. Questo è uno degli elementi che ha reso il metallo giallo uno degli asset prefereiti con cui proteggersi nei momenti di crisi: durante le tempeste si poteva essere sicuri che il prezzo, al di là di qualche ritracciamento momentaneo, avrebbe sempre viaggiato al rialzo.

L’oro, inoltre, raramente viene consumato: si preferisce tenerlo da parte come fonte di valore. “La produzione annuale di questo minerale è di circa 2.500 tonnellate metro all’anno”, dice uno studio di Morningstar. “Si stima, invece, che la quantità di metallo custodita nei caveaux e nelle casseforti sia 60 volte superiore”. Insomma, quello che sta succedendo è che molto probabilmente i possessori di metallo giallo, alla luce delle condizioni economiche mondiali e delle sconfortanti previsioni, preferiscono tenersi in tasca i lingotti. “La mancanza di materiale, nel medio e lungo termine, farà ripartire la corsa dei prezzi”.

A favore di una ripresa gioca anche la deflazione (la diminuzione del livello generale di prezzi). Una dimostrazione arriva dall’analisi storica. Nel 1934 una forte svalutazione della moneta Usa ha fatto scattare il prezzo da 20,76 dollari a 35 dollari per oncia. Nello stesso periodo tutti gli asset che avevano a che fare con il minerale, hanno iniziato a brillare: nel periodo che va dal 1929 al 1935 le azioni della Homestake Mining Company quotate a New York, sono passate da quattro a 500 dollari. “Con questo non vogliamo dire che tutto ciò che ha a che fare con l’oro adesso inizierà a volare”, continua lo studio. “Ma possiamo affermare che non darà grosse preoccupazioni.

Gli strumenti
ETFS Physical Gold è un prodotto emesso da ETFS Metal Securities a fronte dell’investimento diretto nell’oro. Il prezzo dell’Etc in Borsa riflette perfettamente quello del metallo. C’è una commissione totale annua (Ter 0,39%) applicata proporzionalmente al periodo di possesso dell’Etc.

Caratteristiche simili si possono avere con il Gold Bullion Securities (già Lyxor) emesso oggi dalla società omonima. In questo caso però la commissione annua sale leggermente (Ter 0,40%).

Un po’ diverso il caso dell’ETFS Gold. Anche questo, come il primo, è emesso dalla società veicolo ETFS Commodity Securities. In questo caso, però, si investe in contratti derivati che replicano l’andamento dell’indice di materie prime Dow Jones-AIG Gold Sub-Index. In caso di rimborso, si riceve una quantità di denaro pari al prezzo ufficiale di chiusura del paniere di riferimento. Con questo strumento, tuttavia, le commissioni sono decisamente più alte: Ter 0,49%.

Nessuna differenza c’è fra i tre strumenti per quanto riguarda le strategie di impiego. Tutti sono adatti a un investimento di medio e lungo termine per proteggere il portafoglio dal rischio inflazione e migliorarne l’efficienza, visto lo scarso rapporto fra le commodity e i mercati azionario e obbligazionario. I prodotti, tuttavia, vanno bene anche per operazioni intraday che sfruttino i movimenti di breve termine del metallo giallo.
Marco Caprotti è Redattore di Morningstar in Italia. Attenzione: Morningstar e i suoi dipendenti non forniscono alcun tipo di consulenza, né su investimenti in generale né su specifici fondi. Puoi mandare un commento all'Autore cliccando qui.
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