La crisi prepara la corsa agli Etf
Secondo uno studio di Barclays Global salgono le emissioni. E cresceranno gli Aum.
Mentre il mercato va a caccia di nuovi asset di investimento, gli Etf provano a farsi notare. Secondo uno studio di Barclays Global Investors (emittente degli strumenti iShares), dall’inizio dell’anno il numero dei prodotti quotati sui diversi listini è aumentato del 28% grazie a 381 nuovi lanci (altri 571, intanto, sono pronti in rampa). Il volume di denaro trattato giornalmente, in dollari, è cresciuto del 125% arrivando a 136,16 miliardi.
Sempre per Barclays, i numeri sono destinati a migliorare. “Le previsioni di crescita per il settore, a livello mondiale, indicano patrimoni in gestione (i cosiddetti Aum, Asset under management) superiori ai mille miliardi di dollari nel 2009 e ai 2mila miliardi nel 2012”, spiega Emanuele Bellingeri, responsabile vendite per il mercato italiano di iShares. “Potrebbe trattarsi tuttavia, di stime prudenziali”. Secondo Bellingeri gli avvenimenti degli ultimi mesi hanno spinto gli investitori a riconsiderare l’utilizzo in portafoglio di prodotti poco trasparenti come swaps e futures. “Gli Etf rappresentano lo strumento ideale per gestire questa fase delle Borse”, spiega. “Sono trasparenti, flessibili e poco costosi. Utilizzati bene possono ridurre la volatilità dei portafogli”.
Proprio a proposito dell’uso dei replicanti, si sta registrando una maggiore esposizione verso indici su cui, normalmente si ragiona in ottiche di lungo periodo. Quindi, se il singolo settore dovesse crollare, essere investiti sull’intero listino garantisce un minimo di protezione. Il paniere più gettonato, al momento è l’S&P con più di 187 miliardi di dollari investiti, seguito dall’Msci World (123 miliardi) e dal Russell (49,5 miliardi).
Più in generale, gli Stati Uniti rappresentano il Paese preferito per investire in Etf con il 50,2% del totale degli strumenti che replicano indici made in Usa. Ben distaccati (11,8%) ci sono i prodotti legati al reddito fisso, sostanzialmente in linea con quelli che seguono panieri azionari europei e dei Paesi emergenti. Le briciole (1% circa) sono per i benchmark globali e le commodity.
Nel frattempo, anche gli Etf hanno dovuto pagare dazio alla crisi. Alla fine di ottobre, a livello globale, contavano asset in gestione per 643 miliardi di dollari circa, in calo del 19,3% rispetto all’inizio dell’anno. La discesa è stata particolarmente pesante in Giappone (-32,1%), nel resto dell’Asia (-22,4%) e negli Stati Uniti (-21,8). L’Europa, invece, con una discesa appena superiore al 2%, si è tutto sommato difesa bene.
Sempre per Barclays, i numeri sono destinati a migliorare. “Le previsioni di crescita per il settore, a livello mondiale, indicano patrimoni in gestione (i cosiddetti Aum, Asset under management) superiori ai mille miliardi di dollari nel 2009 e ai 2mila miliardi nel 2012”, spiega Emanuele Bellingeri, responsabile vendite per il mercato italiano di iShares. “Potrebbe trattarsi tuttavia, di stime prudenziali”. Secondo Bellingeri gli avvenimenti degli ultimi mesi hanno spinto gli investitori a riconsiderare l’utilizzo in portafoglio di prodotti poco trasparenti come swaps e futures. “Gli Etf rappresentano lo strumento ideale per gestire questa fase delle Borse”, spiega. “Sono trasparenti, flessibili e poco costosi. Utilizzati bene possono ridurre la volatilità dei portafogli”.
Proprio a proposito dell’uso dei replicanti, si sta registrando una maggiore esposizione verso indici su cui, normalmente si ragiona in ottiche di lungo periodo. Quindi, se il singolo settore dovesse crollare, essere investiti sull’intero listino garantisce un minimo di protezione. Il paniere più gettonato, al momento è l’S&P con più di 187 miliardi di dollari investiti, seguito dall’Msci World (123 miliardi) e dal Russell (49,5 miliardi).
Più in generale, gli Stati Uniti rappresentano il Paese preferito per investire in Etf con il 50,2% del totale degli strumenti che replicano indici made in Usa. Ben distaccati (11,8%) ci sono i prodotti legati al reddito fisso, sostanzialmente in linea con quelli che seguono panieri azionari europei e dei Paesi emergenti. Le briciole (1% circa) sono per i benchmark globali e le commodity.
Nel frattempo, anche gli Etf hanno dovuto pagare dazio alla crisi. Alla fine di ottobre, a livello globale, contavano asset in gestione per 643 miliardi di dollari circa, in calo del 19,3% rispetto all’inizio dell’anno. La discesa è stata particolarmente pesante in Giappone (-32,1%), nel resto dell’Asia (-22,4%) e negli Stati Uniti (-21,8). L’Europa, invece, con una discesa appena superiore al 2%, si è tutto sommato difesa bene.





