L'incubo è l'Ue, non gli Usa

L'allarme di S&P sulla situazione americana non preoccupa gli investitori. Il rischio default, dicono gli operatori, è reale nel Vecchio continente.

Marco Caprotti 04/05/2011 | 15:02

L’allarme di Standard&Poor’s sulla situazione del debito americano non è riuscito a scalzare l’Europa dal primo posto nella lista dei problemi degli investitori occidentali. L’agenzia di analisi sul merito di credito nelle settimane scorse ha annunciato di aver abbassato l’outlook sulle obbligazioni Usa da stabile a negativo (il rating per il momento resta tripla A) e non ha escluso di poter ridurre il giudizio nei prossimi anni.

La preoccupazione degli analisti è che lo stallo politico nel quale si trova l’America renda impossibile effettuare le riforme fiscali necessarie per riportare sotto controllo il deficit americano. L’analisi di S&P non lascia spazio a dubbi sull’urgenza di manovre correttive. “Il deficit federale è balzato all’11% del Pil nel 2009 da una forbice del 2-5% degli anni 2003-2008”, ha scritto l’agenzia di rating. Tradotto in dollari, significa che il debito pubblico americano oggi è al livello di 12.880 miliardi di dollari, e dovrebbe aumentare di almeno mille miliardi all’anno nel prossimo decennio. Per il 2011 il governo prevede un deficit nell’ordine di 1.600 miliardi di dollari, il 10,6% del Pil. “Le divergenze politiche rimangono ampie e anche se ci sarà un accordo, ci sono ragionevoli possibilità che passino anni prima che il governo riesca a stabilizzare il debito” ha sottolineato S&P.

L’America non è un incubo
Il timore, insomma, è che si arrivi alle presidenziali del 2012 senza un’intesa. Nonostante la reazione spaventata dei mercati nel momento dell’annuncio, la notizia non ha colto di sorpresa gli osservatori. “Il report di S&P non ci ha detto niente che non sapessimo già”, spiega uno studio firmato da Jeremy Glaser, analista di Morningstar. “La questione del deficit è stata fra le notizie principali per molto tempo. Anche il fatto che a Washington sia tutto bloccato non è una novità. Ma la possibilità che ci sia un abbassamento del rating sulle obbligazioni americane non è un elemento che dovrebbe turbare i sonni degli investitori. Il clima politico è difficile in questo momento ma un accordo sul debito non è impossibile”.

Proprio nei giorni scorsi il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha inaugurato i lavori della commissione bipartisan incaricata di trovare soluzioni per ridurre il deficit pubblico. “E, anche se non sarebbe la situazione ideale, gli Stati Uniti hanno nel cassetto una serie di opzioni per quello che viene chiamato un default gentile”.

L’Europa toglie il sonno
Le notti in bianco gli operatori le passano se pensano alla situazione europea. Il debito medio dei governi europei, secondo il rapporto annuale 2010 redatto dalla Banca centrale europea “è atteso in rialzo nel 2011”. Nel documento si sottolinea che vi sarà un incremento di 2,4 punti percentuali del debito medio fino a toccare l’86,5% del Pil. La lista dei Paesi con maggiore debito sono Belgio, Grecia e Irlanda con un rapporto fra debito e Pil (prodotto interno lordo) che supera il 100%. Finora gli interventi della Bce a sostegno dei titoli di Stato di questi tre Paesi non hanno sortito alcun effetto. I tassi di interesse sul debito pubblico hanno continuato a salire: quelli decennali sulla Grecia sono oltre il 15%, quelli dell’Irlanda oltre il 10%, quelli del Portogallo sopra il 9,50%. Nel rapporto l’Eurotower nota anche che pochi Paesi - Germania, Lussemburgo, Malta e Finlandia - avranno deficit non superiori al 3% del Pil quest’anno.

Il Portogallo, intanto, ha raggiunto un accordo con l’Unione europea, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale (Fmi) sull’atteso piano di salvataggio triennale da 78 miliardi di euro, diventando così il terzo Paese della zona Euro in un anno, dopo Irlanda e Grecia, ad aver avuto bisogno di un aiuto finanziario. Il piano, che dovrà essere approvato, rappresenta una nuova versione del pacchetto di manovre del Governo che fu rigettato dal Parlamento nel marzo scorso e darà più tempo al Governo per raggiungere i target di bilancio. Il nuovo obiettivo per il deficit/pil è del 5,9% per il 2011 (contro il 4,6% precedente), del 4,5% per il 2012 dal 3% e del 3% per il 2013 dal 2%. Una fonte della Commissione europea ha detto che il tasso di interesse verrà fissato dai ministri dell’Ue il prossimo 16 maggio. Il piano di salvataggio include anche fino a 12 miliardi di euro per una possibile ricapitalizzazione del settore bancario, che dovrebbe portare le banche portoghesi ad alzare il Tier 1 (in pratica la parte patrimoniale formata da azioni e riserve) al 9% dall’8% attuale entro la fine di quest’anno e al 10% entro l’anno prossimo, e 5,3 miliardi di euro derivanti da privatizzazioni fino al 2013. L’intesa è sicuramente più complicata di quella raggiunta dall’Irlanda (85 miliardi di euro) nel novembre scorso o dalla Grecia (110 miliardi di euro) il 2 maggio 2010. Il Portogallo, infatti, ha un elevato debito nel settore pubblico, problemi bancari e strutturali carenze economiche, con un rigido mercato del lavoro e un costoso sistema pensionistico statale.

“Questo tipo di aiuti permette alle nazioni che li ricevono di far fronte ai loro obblighi solo nel breve periodo”, spiega uno studio firmato da Liz Ann Sonders, vice presidente e strategist responsabile degli investimenti di Charles Schwab. “Tuttavia resta un punto di domanda sulla solvibilità di questi Paesi nel lungo termine in un quadro formato da deboli prospettive di crescita, forte spesa pubblica e alti costi di interessi”. Nel frattempo continuano a crescere le resistenze a nuovi piani di salvataggio. Il conto, infatti, sarà pagato dai Paesi più ricchi della regione. E proprio per questo in Germania il partito cristiano democratico del Cancelliere Angela Merkel, secondo i sondaggi, continua a perdere terreno. Senza contare che in alcuni Stati, come ad esempio Finlandia e Francia, stanno emergendo alcuni partiti conservatori e nazionalisti che stanno rimettendo in discussione l’idea di moneta unica.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.