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Passaporto Ue per gli hedge fund

Bruxelles ha trovato l’accordo sui fondi speculativi e sui comparti off-shore. Sarà in vigore dal 2015.

Valerio Baselli 21/10/2010 | 11:05

Dopo un braccio di ferro durato quasi 18 mesi (in particolare tra Londra e Parigi), è arrivato dal consiglio dell’Ecofin (che riunisce tutti i ministri delle finanze europei) il via libera sulle nuove regole per hedge fund e private equity. Un settore fino ad oggi non soggetto ad alcuna regolamentazione specifica e che, secondo molti economisti, ha constribuito non poco ad amplificare la crisi finanziaria.

Il passaporto e il ruolo dell’Esma
Il perno della nuova regolamentazione sarà proprio il “passaporto europeo”; i fondi alternativi potranno infatti operare e raccogliere capitali in tutto il continente senza dover chiedere il permesso o l’autorizzazione Paese per Paese. In questo modo, i comparti già europei si potranno muovere liberamente, mentre i fondi domiciliati in Paesi terzi dovranno richiedere il passaporto ad uno Stato memebro e, una volta ottenuto, avranno le porte aperte in tutta l’Unione. Certo, questa tipologia di fondi, per ottenre l’autorizzazione, dovrà dimostrare di poter offrire le necessarie garanzie sulla gestione dei rischi.

Su questo punto è stata bocciata la proprosta di Parigi (che chiedeva che il passaporto potesse essere rilasciato solo da istituzioni comunitarie) ed è stata preferita la linea inglese (Londra è sede dell’80% degli hedge fund europei).

A vigilare sui fondi non europei sarà l’Esma (l’autorità bancaria europea nata con la nuova vigilanza), che avrà poteri d’inervento diretto e potrà anche decidere sanzioni temporanee.

La nuova direttiva si applicherà alle società di gestione con asset superiori ai 100 milioni di euro o con un’esposizione agli alternativi superiore ai 500 milioni. La Commissione europea ha calcolato che questi limiti coprano il 90% del mercato dei fondi speculativi.

Introduzione graduale
Come quasi sempre accade, la nuova normativa entrerà in vigore gradualmente. I passaporti saranno introdotti per i fondi europei dal 2013 e dal 2015 per quelli extra-comunitari, ma tra il 2015 e il 2018 i Paesi membri avranno la possibilità di accettare anche fondi considerati a rischio, purchè operino solo entro i propri confini nazionali.

Contorni ancora da delineare
Il passo avanti è stato significativo, ma restano dei punti interrogativi. Ad esempio, non sono stati ancora fissati i paletti entro i quali le società devono attenersi per ottenere il passaporto, e non è cosa da poco. Dovranno anche essere definiti i limiti alla leva dei fondi (cioè al rapporto tra capitale proprio e indebitamento), una delle cause principali della crisi.

Detto questo, l’ok definitivo arriverà con l’approvazione del Parlamento europeo, previsto per i primi di novembre.

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Info autore Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Redattore di Morningstar in Italia