La tutela incompiuta

Ci sono ancora troppe pratiche in conflitto con la correttezza del servizio al cliente. L’industria dei fondi paga le inefficienze.

Sara Silano 30/06/2010 | 16:27

Puntualmente, in occasione della relazione annuale della Consob, l’autorità di vigilanza sul mercato, si torna a parlare di tutela degli investitori. Un principio fondamentale per il corretto funzionamento dei mercati finanziari, ma che ha necessità di essere continuamente ribadito, perché non è ancora completamente realizzato.

La direttiva comunitaria sui servizi finanziari, Mifid, seppur non perfetta (è prevista una sua revisione quest’anno) ha dato un’arma in più all’autorità di vigilanza. Come ha detto il presidente, Lamberto Cardia, nel suo discorso al mercato finanziario lunedì 28 giugno in Borsa italiana, la Consob ha operato in forma preventiva per favorire l’adozione della regolamentazione presso gli intermediari e ha effettuato delle verifiche ispettive, tra gli altri, sui cinque principali gruppi bancari italiani per accertarne l’osservanza.

I conflitti
“Sono state riscontrate carenze, in particolare nell’area dei conflitti di interesse fra clienti non professionali e intermediari alla cui origine vi sono le politiche commerciali e di prezzo, le modalità di formazione dei budget e dei connessi schemi di incentivazione del personale”, ha detto Cardia. “Come misura correttiva la Commissione ha ordinato la convocazione degli organi amministrativi, richiamandone l’attenzione sulle criticità riscontrate in ordine alla conformità delle scelte strategiche, funzionali e operative”.

Vi è un altro punto delicato, quello delle politiche remunerative che ancora troppe volte sono in conflitto con la correttezza del servizio al cliente.

Troppi bond bancari
In un contesto di mercato difficile, il principio della centralità del cliente è talvolta finito in secondo piano. Basti pensare al fatto che le banche hanno incrementato le emissioni obbligazionarie per contrastare la crisi di liquidità e queste hanno rappresentato l’80% dei collocamenti al retail. Il peso dei bond nei portafogli delle famiglie italiane è quindi aumentato, passando dal 7% del 2000 al 10,4% del 2009, molto più del resto d’Europa. La Consob ha acceso un faro su questo fenomeno, perché si tratta di strumenti spesso illiquidi e talvolta più rischiosi dei titoli di Stato, senza che tale maggior rischio sia adeguatamente remunerato.

D’altro canto, i fondi avrebbero i “numeri” per essere strumenti a tutela dell’interesse degli investitori dal momento che sono diversificati, trasparenti e facilmente liquidabili, ma l’industria continua a soffrire i costi di distribuzione alti, che si mangiano i rendimenti, oltre che, per gli italiani, una tassazione sfavorevole. Secondo Cardia, il settore deve darsi un assetto “più efficiente”, attraverso standard comuni per creare modelli distributivi aperti e flessibili.

Trasparenza "italiana"
E’ significativo, invece, che nella nuova disciplina europea dei fondi armonizzati si è seguito l’approccio italiano per le regole di condotta, l’organizzazione interna e la gestione dei rischi. Inoltre, dovrebbe aumentare la trasparenza per effetto della standardizzazione dei documenti informativi di sintesi.

Dal canto suo, Assogestioni ha inviato in questi giorni alla Banca d’Italia e alla Consob, il nuovo “Protocollo di Autonomia per la gestione dei conflitti d’interessi” approvato dal Consiglio direttivo il 19 giugno 2010.   Il documento, che sostituisce e innova l’attuale “Protocollo di autonomia per le società di gestione del risparmio”, si pone l’obiettivo di prevenire i possibili conflitti d’interessi delle società di gestione e delle Sicav attraverso un rafforzamento della loro autonomia all’interno del gruppo di appartenenza. L’accettazione è su base volontaria, ma è previsto che ogni anno il 30 giugno, a partire dal 2011, le aziende comunichino all’associazione e al mercato le modalità di adesione e di un’eventuale mancata adesione.

E’ auspicabile che fra un anno, quando la Consob riproporrà il suo incontro annuale, non si debba più parlare di come tutelare di più l’investitore, ma di come ciò è stato fatto, laddove oggi ci sono ancora importanti lacune.

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Info autore Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia