Bond, la Grecia fa paura. I corporate no

Ancora tensione per le difficoltà di Atene. Sulle obbligazioni delle aziende gli investitori prendono qualche rischio in più.

Marco Caprotti 27/04/2010 | 09:43

La Grecia continua a tenere in ansia il mercato delle obbligazioni. Soprattutto di quelle governative. L’indice Citi dei titoli di debito nell’ultimo mese ha perso lo 0,5%. I rendimenti dei bond decennali ellenici hanno superato la barriera del 9% per la prima volta dal 2001, anno di ingresso della Grecia nella zona Euro. Una pressione che segnala i dubbi del mercato sull’efficacia del piano di aiuti da 45 miliardi di euro coordinati dall’Unione europea e dal fondo monetario internazionale di cui il governo di Atene ha chiesto l'attivazione venerdì scorso. Il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, ha ribadito l’opposizione tedesca al piano di aiuti in assenza di un credibile programma di riduzione del deficit da parte di Atene.

I rendimenti delle obbligazioni decennali greche sono saliti al 9,116% dall’8,680% di venerdì sera, superando il precedente picco di 8,950%, toccato alla fine della settimana scorsa, prima della richiesta di attivazione del piano di aiuti. Lo spread con l’analogo titolo decennale tedesco si è quindi ampliato fino a 607 punti base da 561 punti base, massimo divario dal 1997. Nel breve termine, i rendimenti dei titoli biennali greci sono schizzati al record del 12%. Anche il portavoce del ministero delle Finanze olandese ha dichiarato che sottoporrà il piano di salvataggio della Grecia al voto del Parlamento solo quando Atene renderà noti i dettagli del piano di riduzione del deficit di bilancio.

Già venerdì scorso il cancelliere tedesco, Angela Merkel, aveva ribadito che l’aiuto alla Grecia doveva essere attivato “solo in caso di minaccia alla stabilità dell’euro” e solo dopo la presentazione “di un credibile piano economico” da parte di Atene. “Il mercato è nervoso”, spiega una nota di Ria Capital Markets. “Il pericolo è che i fondi non siano a disposizione di Atene in un ragionevole lasso di tempo”.

Sembra essere tornata un po’ di calma, intanto, nel settore delle obbligazioni corporate sulle quali, all’inizio dell’anno, gli analisti avevano lanciato un allarme. La società di merito di credito S&P, ad esempio, a gennaio aveva detto che nel 2010 sarebbe iniziato un periodo in cui una grande quantità di bond sarebbe arrivata a scadenza e aveva espresso dubbi sulla capacità delle aziende di rifondere il debito. In gioco c’è una cifra che supera i 1.400 miliardi di dollari. L’ultimo report della casa americana di analisi, getta un po’ di acqua sul fuoco. Secondo S&P, infatti, sul mercato ci sono stati alcuni segnali che indicano una maggiore solidità delle società. Su tutti, i risultati trimestrali che hanno rafforzato i bilanci e diminuito i debiti, i costi di finanziamento che sono ancora bassi e la facilità nel vendere nuove emissioni per rifinanziare le obbligazioni che stanno arrivando a scadenza.

Elementi che hanno regalato una maggiore sicurezza agli investitori che hanno deciso di buttarsi su strumenti più rischiosi. Secondo i dati di Thomson Reuters, la vendita di obbligazioni high yield (che offrono rendimenti più alti rispetto a titoli di debito giudicati più sicuri), nel primo trimestre dell’anno ha sfiorato i 75 miliardi di dollari. La rinnovata fiducia è espressa anche dalla decisione di S&P che, da gennaio, ha aumentato i giudizi su 49 società che fino alla fine del 2009 erano considerate altamente speculative, portandoli a investment grade.

L’ottimismo sul comparto obbligazionario aziendale è condiviso anche da Adam Cordey, responsabile delle strategie sui bond per l’Europa e l’Inghilterra di Schroders. “Ci sono tre elementi che rendono interessante questa classe di investimento”, ha spiegato durante una presentazione. “Primo: le valutazioni, anche se non sono più fantastiche, sono comunque molto interessanti. Secondo: Siamo in una fase di recupero economico che, pur non essendo spettacolare, riduce il rischio di fallimento delle imprese. Terzo: c’è l’opportunità di scegliere i titoli di buoni emittenti”.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.