Commodity, il trampolino è il dollaro

La valuta debole spinge gli acquisti. Riparte l'ondata di fusioni e acquisizioni.

Marco Caprotti 01/12/2009 | 10:34
Il dollaro debole rilancia le commodity. E le società delle materie prime approfittano della situazione per fare fusioni e acquisizioni. L’indice S&P del comparto nell’ultimo mese (fino al primo dicembre e calcolato in euro) ha guadagnato il 2,25%, portando a +25,5% la performance da inizio anno.

“La debolezza del biglietto verde, unita alle indecisioni sui tempi di ripresa, sta spingendo gli investitori verso le commodity”, spiega una nota di Morningstar. “Quando la valuta Usa si deprezza, il mercato fa incetta di materie prime denominate in dollari. Nel frattempo, si fa affidamento sulla capacità di protezione dei metalli preziosi”. Nel secondo caso c’è anche da considerare il fattore speculativo. Con l’avvicinarsi delle feste di Natale cresce la domanda di oro e argento. Chi li ha in cassaforte, tuttavia, in questo momento è restio a separarsene, con conseguente aumento dei prezzi.

Da inizio anno il metallo giallo è cresciuto del 34% (il 26 novembre ha raggiunto 1.195,13 dollari l’oncia) ed è sulla strada buona per segnare il nono anno consecutivo di rialzo. Si tratterebbe del rally più lungo dal 1948. Nello stesso periodo il Dollar Index, che segue l’andamento della valuta americana confrontata con sei divise diverse, ha perso l’8%. Secondo un report della Commonwealth Bank of Australia, il prezioso minerale, alla fine di quest’anno avrà registrato un valore medio di 1.042 dollari l’oncia e potrebbe arrivare a 1.221 a giugno dell’anno prossimo.

Un sentiero simile è seguito dal petrolio il cui contratto con scadenza a gennaio oggi viene trattato intorno a 77,2 dollari al barile. L’oro nero quest’anno è cresciuto del 73% (nel 2008 aveva fatto segnare -54%). Prima della notizia del possibile fallimento del fondo sovrano di Dubai era arrivato a toccare i 78 dollari. “Il prezzo della materia prima, tuttavia, è destinato a restare molto volatile e dipendente dalle notizie internazionali”, continua il report della banca Aussie.

L’esempio si è avuto giusto ieri: il prezzo del barile si è impennato quando alcuni pirati somali hanno catturato una petroliera che, a pieno carico, si stava dirigendo in America. Ad aggiungere tensione è poi arrivata la notizia del fermo da parte delle autorità iraniane di un natante inglese e del suo equipaggio.

La vitalità del settore trova riscontro anche nella ripresa delle attività di fusione e acquisizione. Nei giorni scorsi Terra Cf Industries è tornata alla carica per acquisire la concorrente Terra Industries. L’operazione, in parte, è finanziata da Morgan Stanley. Segno, spiegano gli operatori, che anche le grandi banche d’affari (le più colpite dalla crisi dei mercati degli ultimi due anni), stanno tornando a lavorare sui mercati. Sempre nei giorni scorsi Denbury Resources ha annunciato l’acquisizione di Encore Company (trivellazioni), in un’operazione valutata più di 4 miliardi di dollari che dovrebbe essere completata entro il primo trimestre del 2010.

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Info autore Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.