L'Italia frena e si prepara a ripartire

L'Msci ha perso quasi il 3%. Per gli operatori il Paese sta meglio di alcuni suoi vicini.

Marco Caprotti 11/11/2009 | 14:02
L’incertezza che ultimamente si respira sui mercati internazionali pesa anche su quello italiano. L’indice Msci Italy nell’ultimo mese (fino all’11 novembre e calcolato in euro) ha perso il 2,9%, portando la performance da inizio anno a superare di poco il 18%. Nello stesso periodo il paniere generale Europe, ha guadagnato l’1,2%, segnando +23% da gennaio. L’andamento delle scorse settimane si riflette anche sulla marcia dei fondi. Quelli raccolti nella categoria Morningstar Azionario Italia, in 30 giorni, si sono lasciati dietro il 2,53%.

Il tutto, a dispetto delle rassicurazioni che arrivano dal Governo quando dice che stiamo uscendo dalla crisi e dalle analisi dell’Osce che colloca l’Italia al sesto posto fra i Paesi più ricchi del mondo. La fotografia del Belpaese (e della percezione che ne hanno gli investitori internazionali) l’ha fornita il membro della Banca centrale europea Lorenzo Bini Smaghi agli industriali. “L’Italia stava crescendo troppo lentamente anche prima della crisi”, ha detto durante un meeting degli imprenditori. “Deve cominciare a correre più velocemente”. Secondo i dati della Commissione europea l’Italia quest’anno registrerà una frenata del 4,7%, mentre il deficit toccherà il 5,3% del Pil. Gli introiti fiscali, intanto, secondo le elaborazioni del Ministero delle finanze, nei primi nove mesi del 2009 sono scesi del 2,5% rispetto alo stesso periodo dell’anno scorso.

Bisogna aggiungere, sottolineano però gli operatori, che il Belpaese sembra essere messo meglio di alcuni dei suoi vicini di casa. L’agenzia di rating Moody’s Investor Service, nei giorni scorsi ha confermato la sua previsione stable (stabile) sull’economia italiana. Il giudizio è di Aa2. “Non ci aspettiamo un deterioramento della capacità del Paese di far fronte ai debiti e della sua abilità finanziaria che possa portare a un giudizio negativo nel medio e lungo termine”, spiega una nota dell’agenzia nel linguaggio che tanto piace ai tecnici. Moody’s, tuttavia, aggiunge che sarà difficile per l’Italia uscire dall’alto livello di deficit pubblico.

Lo studio dell’agenzia di rating è arrivato il giorno dopo quello che mette in revisione il giudizio sulla Grecia per un possibile declassamento (per problemi dal punto di vista fiscale) e il rating negativo del Portogallo (per la debolezza mostrata nell’affrontare le sfide economiche legate alla crisi).

Dal punto di vista operativo, gli investitori si sono concentrati sulle trimestrali per avere un’idea dello stato di salute della corporate Italy. Il faro è stato puntato soprattutto sul comparto bancario: sia perché è stato uno di quelli più penalizzati dalla tempesta degli ultimi due anni, sia perché rappresenta una cartina di tornasole dell’andamento generale del Paese.

Lo scenario in questo senso è di difficile interpretazione. Se da una parte Unicredit (la prima banca del Paese) ha visto l’utile trimestrale scendere del 26% e Intesa-Sanpaolo ha, nei primi nove mesi dell’anno, visto i suoi profitti diminuire, dall’altra la Popolare di Milano ha registrato guadagni tre volte più alti rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

“Il comparto bancario italiano ha ragionevoli prospettive di crescita nel medio termine, grazie alla ricchezza dei depositi, che fornisce una buona piattaforma dalla quale ripartire quando la situazione sarà più stabile”, spiega uno studio della società di consulenza Research and Markets.

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Info autore Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.