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Un “giusto” valore per i titoli tossici

La crisi fa traballare il principio del fair value. Ma abbandonarlo non è la soluzione.

Sara Silano 20/10/2008 | 15:21
La crisi del credito ha causato una fuga degli investitori dai titoli cosiddetti “tossici”, derivanti dalle cartolarizzazione di mutui e prestiti di bassa qualità. Un mercato che, soprattutto negli Stati Uniti, era molto affollato (in gergo tecnico si dice liquido) è diventato improvvisamente deserto. Di conseguenza, oggi è molto difficile stabilire il prezzo di certi strumenti finanziari.

Il problema non è di poco conto per le banche e le altre istituzioni che hanno da iscrivere queste voci a bilancio. Per porre rimedio a questa situazione, la Commissione europea ha adottato un provvedimento per modificare i criteri di applicazione dello standard contabile relativo alla valutazione degli strumenti finanziari (il principio contabile Ias 39).

Dal fair value al costo storico ammortizzato
“Il provvedimento permette a banche e imprese che hanno in portafoglio titoli negoziati su mercati diventati illiquidi di riclassificarle”, spiega Barbara Valbuzzi, CFA, Presidente dell’Italian CFA Society. “In pratica non saranno più obbligate a utilizzare il fair value, che fa riferimento ai prezzi di mercato, ma potranno, a certe condizioni, contabilizzarle al costo storico ammortizzato. I criteri per calcolare quest’ultimo, però, non sono ancora stati definiti e riteniamo ci sarà un ampio margine interpretativo”.

Il principio del “giusto valore” è stato introdotto nell’Unione europea a partire dal 2002 (e applicato dal 2005) con l’obiettivo di aumentare la trasparenza e la comparabilità dei bilanci delle società quotate. Lo Ias 39 prevede tre tipologie di calcolo a secondo che si tratti di strumenti liquidi, per cui esiste un mercato con prezzi affidabili e pubblici, di strumenti che richiedono modelli di valutazione i cui input sono basati su fonti esterne osservabili o su consensus di mercato, e strumenti per i quali esistono solo stime interne. Gran parte dei titoli “tossici” rientrano nella seconda categoria e sono diventati illiquidi a causa della crisi. Il rischio evidenziato da più parti è che i prezzi di scambio e i valori che sono utilizzati come input nei modelli siano in alcuni casi anomali, per cui il valore da iscrivere a bilancio può essere influenzato da fattori estremi. Ne consegue che i prezzi di mercato si allontanano dal valore intrinseco degli attivi, alimentando la spirale ribassista.

In difesa del fair value
La correzione al principio Ias era stata sollecitata da più parti per permettere a banche e società quotate di ridimensionare l’impatto della crisi finanziaria sui bilanci a partire già dal terzo trimestre. Ma la decisione non ha trovato tutti concordi. Il CFA Institute, la più importante associazione internazionale di analisti finanziari, ha espresso parere negativo sulla deroga al principio del fair value. “Si tratta di un elemento essenziale dei mercati globali”, spiega Valbuzzi, “poiché promuove trasparenza, disciplina e responsabilità nei confronti degli investitori. Il fair value rimane l’unico criterio su cui basare le decisioni di investimento e dare una corretta rappresentazione del profilo di rischio di un’azienda”.

I soci, oltre 100 mila professionisti dell’asset management e dell’analisi finanziaria in 135 Paesi, sono convinti che la sospensione possa colpire ulteriormente la fiducia nel sistema bancario, in un momento in cui c’è una grande richiesta di conoscenza sulla reale entità della crisi. E’ vero, dicono, che l’applicazione di questo principio ha fatto emergere in tutta la sua gravità la situazione, ma di fronte alla contabilizzazione delle perdite, gli istituti di credito si sono mossi rapidamente per irrobustirsi raccogliendo capitale.

Compromesso
Per mantenere la trasparenza assicurata dal fair value e nello stesso tempo evitare le distorsioni legate alla situazione dei mercati, CFA Institute propone una maggior disclosure da parte delle società sui valori fondamentali e sulle capacità dell’azienda di non ricorrere nel breve termine alla liquidazione dei titoli che hanno subito forti deprezzamenti. L’associazione chiede anche agli analisti di prestare più attenzione all’informativa che accompagna i bilanci, in modo da avere un quadro completo e reale della situazione.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Info autore Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia