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Perché la crescita del Giappone non convince il mercato

Il quadro macro del Sol levante sta migliorando. L’aumento dell’inflazione, tuttavia, resta un miraggio. Colpa anche della situazione dei salari.

Marco Caprotti 05/09/2019 | 12:32

Mentre l’economia del Giappone manda segnali di miglioramento l’inflazione resta al di sotto dell’obiettivo della Bank of Japan. E gli investitori preferiscono la cautela. Gli ultimi dati macro del Sol levante indicano che il Pil tra aprile e giugno (secondo quanto reso noto dall'Ufficio di gabinetto del governo) è cresciuto dell'1,8% su base annua, grazie soprattutto ai consumi e agli investimenti. Il dato ha però mostrato un rallentamento rispetto al rialzo del 2,8% del periodo gennaio-marzo. Il risultato è comunque superiore alle attese del consensus degli analisti che avevano stimato per il secondo quarter una crescita dello 0,7%. L’aumento registrato nel trimestre è il terzo consecutivo.

Dal punto di vista borsistico, i numeri non sono bastati a dare lo slancio. L’indice Morningstar dedicato al Sol levante in un mese (fino al 4 settembre e calcolato in euro) ha perso lo 0,57% (-1,57% in yen).

Indice Morningstar Japan
Giappone grafico settembre

Dati in euro aggiornati al 4 settembre 2019
Fonte: Morningstar Direct

La performance si è riflessa negli strumenti dedicati all’equity nipponico. I fondi raccolti nella categoria Morningstar Japan Large cap in quattro settimane hanno segnato –0,71% (in euro, -1,7% in divisa locale) mentre quelli del segmento Medium/Small cap hanno avuto un calo del 2,1% (-2%). Come mai?

L’inflazione non va
Il problema di fondo resta l’inflazione che, nelle intenzioni della BoJ, dovrebbe arrivare al 2% (a indicare una ripresa economica sostenibile). Così, però non sta andando. In base agli ultimi dati, l’inflazione core (che esclude gli alimentari freschi ) è aumentata dello 0,8% su base annua, mentre il  dato core-core (che esclude i prezzi di alimentari ed energia) è salito dello 0,5% in dodici mesi.

In un quadro di inflazione del genere, nonostante i miglioramenti congiunturali, è difficile che il Giappone arrivi a un rialzo dell’imposta sui consumi (dall’8% al 10%) a ottobre come pianificato dal governo Abe. “L’ultimo incremento, effettuato nel 2014, ha fatto precipitare l’economia in recessione e qualora il miglioramento economico non prosegua, è probabile che il governo Abe proceda a un rinvio della sua attuazione”, spiega John Greenwood, Chief Economist di Invesco, secondo cui uno dei fattori chiave della debolezza del paese è legato al lavoro.  “La popolazione e la forza lavoro (cioè la popolazione in età lavorativa: tra i 15-64 anni) hanno toccato i massimi rispettivamente nel 2010 e nel 1992”, spiega Greenwood. “I cali di questi dati fondamentali limitano automaticamente il tasso di crescita potenziale del Pil reale. Malgrado un bassissimo tasso di disoccupazione, pari al 2,4% ad aprile e il livello massimo del rapporto tra posti di lavoro disponibili e candidati (1,6%) dal 1974, l’incremento dei salari rimane tiepido e l’economia non evidenzia segnali di surriscaldamento”.

Rapporto posti di lavoro/ candidati (in rosso) a confronto con l’andamento dei salari (in blu)
grafico posti di lavoro

 

Per le altre analisi sul Giappone, guarda la sezione dedicata sul nuovo sito Morningstar.it

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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