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Fondi sostenibili, la crescita non è solo nei numeri

Nel primo semestre hanno debuttato 168 prodotti di questo tipo. Sempre più gestori incorporano i criteri ESG nelle strategie tradizionali e fanno engagement. Gli investitori istituzionali hanno un ruolo importante nell’aumentare le masse gestite, come testimonia l’esperienza dei paesi nordici e della Francia.

Sara Silano 22/08/2019 | 00:29

Panorama europeo dei fondi sostenibili

I numeri sulla crescita dei fondi sostenibili non dicono tutto. Soprattutto non raccontano la complessità del quadro che si sta creando in Europa. Nei primi sei mesi dell’anno, si legge nel report semestrale di Morningstar sul settore, curato da Hortense Bioy, sono stati lanciati 168 nuovi fondi di questo tipo (in tutto il 2018 erano stati 305). Ma i prodotti con specifico mandato socialmente responsabile non sono più soli, perché sempre più strumenti tradizionali dichiarano di incorporare i criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) nel processo di investimento. Inoltre, sono in aumento le pratiche di azionariato attivo (engagement) per promuovere cambiamenti positivi nei comportamenti delle aziende, ad esempio la riduzione dell’inquinamento o la migliore equità di genere. Infine, le società di gestione tendono ad escludere dalle loro scelte industrie controverse come quella del carbone o del tabacco.

Lancio di fondi sostenibili in Europa nel primo semestre 2019

I fondi passivi prendono quote di mercato
Il confine tra fondi sostenibili e tradizionali, dunque, diventa meno netto. Inoltre, accanto alle strategie attive, si fanno strada quelle passive. Dei 168 nuovi prodotti del primo semestre, 26 sono indicizzati. In termini patrimoniali, rappresentano il 17,7% del totale del segmento socialmente responsabile, in aumento dal 10% di cinque anni fa.

Tra gli azionari, molti debuttanti adottano approcci a impatto o tematici con focus sulle aziende che contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (Sustainable development goal, SDG). Il surriscaldamento climatico resta una questione popolare nella costruzione di nuovi portafogli, così come i green bond (le cosiddette obbligazioni verdi).

Restyling
Mentre continuano a ritmo sostenuto i lanci di prodotti, si è ridotta nel primo semestre 2019 la tendenza a riproporre “vecchi” fondi in un’ottica sostenibile. “Si tratta di strumenti che cambiano il loro mandato inserendo i criteri ESG e modificano il nome in modo da riflettere questa trasformazione”, spiega Bioy. “Tra il 2017 e il 2018 abbiamo visto crescere significativamente questa attività, mentre quest’anno è rallentata”. Se da un lato, tali operazioni permettono di raggiungere più velocemente le economie di scala necessarie a un fondo, dall’altro possono essere impiegate per rinvigorire prodotti che fanno fatica ad attrarre flussi di capitali. “Modificare il nome può dare visibilità agli sforzi di un gestore nel campo della sostenibilità”, si legge nel report di Morningstar. “Tuttavia, è bene prestare attenzione perché non necessariamente coincide con un cambiamento nel processo di investimento o perché il manager già integrava i criteri ESG oppure perché ha semplicemente aggiunto l’esclusione di determinati settori al precedente approccio”.

Fondi tradizionali convertiti a sostenibili dal 2009 al 2019

Portafogli sostenibili
In passato, la ridotta offerta di fondi socialmente responsabili rendeva difficile costruire un intero portafoglio sostenibile, mentre oggi le possibilità sono aumentate sensibilmente. Gli investitori possono trovare comparti ESG in circa 240 delle 329 categorie Morningstar. Gli azionari rappresentano circa la metà del totale. Seguono gli obbligazionari e, con poco distacco, i bilanciati. Più nel dettaglio, l’equity globale a larga capitalizzazione è il segmento che offre più scelta, con 425 strumenti a livello europeo.

La top 10 degli asset manager per patrimonio in fondi sostenibili è dominata dalle società nordiche, francesi e olandesi. “La ragione principale è che molti investitori istituzionali in questi paesi devono per legge adottare criteri socialmente responsabili”, spiega Bioy. Le case di gestione, quindi, si sono adeguate per rispondere a queste esigenze. Al primo posto troviamo il gruppo norvegese Storebrand, seguito da Amundi e NN IP (vedi tabella qui sotto).

La top 10 degli asset manager per patrimonio in fondi sostenibili

Top 10 delle società di gestione europee con fondi sostenibili

In futuro, secondo gli analisti di Morningstar, l’offerta di fondi sostenibili diventerà più “robusta” perché le società di gestione continueranno ad ampliarla e differenziarla. Inoltre, i comparti acquisiranno man mano un più lungo track record e quindi si avranno a disposizione più elementi per la loro valutazione.

Leggi il report European Sustainable funds landscape curato da Hortense Bioy, direttore delle strategie passive e della ricerca sulla sostenibilità per Morningstar in Europa.

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Per maggiori informazioni sugli investimenti sostenibili e il Morningstar Sustainability Rating, visita il mini-sito dedicato.

 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia

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