4 suggerimenti per investire nel reddito fisso

Perché conviene avere obbligazioni in portafoglio, quanto investire e in che modo. Poche regole per non commettere errori quando si disegna la propria asset allocation.

Francesco Lavecchia 03/07/2019 | 16:42

Tutti gli esperti di mercati finanziari considerano i bond una componente fondamentale nell’asset allocation del portafoglio. Ma perché conviene inserirli anche quando hanno rendimenti inferiori alle stock? Quale la giusta percentuale della componente obbligazionaria? Meglio le emissioni governative o quelle corporate? Singoli bond o fondi obbligazionari? E tra i fondi attivi e quelli passivi cosa scegliere?

Prima di rispondere a queste domande conviene fare una piccola introduzione su alcuni classici equivoci. Il primo è legato al rapporto prezzo/rendimento. Quando salgono le valutazioni delle obbligazioni scende il loro rendimento (e viceversa). Questo può sembrare contro intuitivo, ma la ragione sta nel fatto che un investitore che vuole minimizzare il rischio di non recuperare il capitale iniziale sarà disposto ad accettare rendimenti più bassi, se invece la probabilità che l’emittente non sia in grado di restituire il prestito è alto allora l’investitore sarà disposto a comprarlo a patto di pagare un prezzo più basso e ricevere uno yield più generoso.

Il secondo è relativo al rapporto con il ciclo economico. Diversamente da quanto avviene per i titoli azionari, infatti, il prezzo delle obbligazioni va generalmente in controtendenza con l’andamento dell’economia. Se il Pil di un paese è in contrazione, ad esempio, l’andamento della sua Borsa sarà negativo mentre il prezzo dei bond tenderà a salire. Questo perché quando sale l’incertezza sui mercati azionari, aumenta la domanda di asset meno volatili come i bond a basso rischio, dunque il prezzo. La controciclicità di questo asset è una delle ragioni per cui conviene inserirlo in portafoglio, poiché in questo modo si aumenta il grado di diversificazione dei nostri investimenti e si limitano gli alti e bassi nelle performance. Un’altra motivazione è rappresentata dalla componente di reddito fisso rappresentata dagli interessi offerti dal bond che permettono di compensare eventuali perdite sul capitale nel caso di contrazione del prezzo.

Quali bond preferire, le emissioni governative o quelle corporate?
In quanto a contributo offerto alla diversificazione del portafoglio è preferibile puntare sulle emissioni governative. Oltre a dare maggiori garanzie sul capitale investito, poiché si ritiene che abbiano un rischio di insolvenza minimo o nullo, i titoli di stato offrono una maggiore copertura in caso di andamento negativo dell’economia. Nel caso di peggioramento della congiuntura, infatti, i tassi di interesse scenderanno e di conseguenza aumenteranno i prezzi dei titoli obbligazionari.

Al contrario, i corporate bond condividono alcuni dei rischi delle azioni emesse dell’azienda: se la società va male il prezzo di entrambi i titoli scende. Mentre le performance del mercato delle obbligazioni high yield tendono a seguire quello dei listini azionari. Questi concetti si traducono in statistica in un indicatore, chiamato indice di correlazione, che misura se e in che misura il rendimento di due asset si muove nella stessa direzione. Il grafico in Figura 1 mostra come i bond governativi, indipendentemente dalla loro durata, sono correlati negativamente con i titoli azionari. Questo significa che in caso di andamento negativo dei mercati azionari, il rendimento dei bond compensa le perdite sofferte sulla componente azionaria del portafoglio. Mentre per i titoli corporate la correlazione è positiva ed è molto alta nel caso degli high yield.

Figura 1: Correlazione tra gli asset

Quanto investire in bond?
E’ difficile dire con precisione qual è la percentuale del proprio portafoglio da allocare in titoli obbligazionari. Tendenzialmente dovrebbe essere direttamente proporzionale all’età dell’investitore. Jack Bogle, uno dei guru storici della finanza e fondatore del gruppo Vangard, sosteneva che la perfetta allocazione in bond è approssimativamente uguale all’età anagrafica. Questo perché con il tempo si riduce la tolleranza al rischio.

Insieme all’anagrafe vanno considerate anche altre variabili. Una di queste è il capitale umano. Un agente di commercio, ad esempio, che tipicamente ha dei guadagni molto più volatili nel tempo rispetto a un lavoratore dipendente, dovrebbe prediligere un approccio più conservativo e dunque avere in portafoglio una quota più generosa di bond. L’altra è la distanza dalla pensione. I giovani lavoratori che devono ancora accumulare dei risparmi utili gli anni dopo il lavoro avranno un asset allocation molto più sbilanciato a favore della componente azionaria. Tale percentuale si assottiglierà progressivamente a favore della componete obbligazionaria man mano che si  avvicineranno all’età della pensione.

Conviene di più investire in un singolo bond o in un fondo obbligazionario?
La scelta tra investire in singole emissioni o in un fondo obbligazionario premia il secondo e i motivi di questa preferenza sono due. Innanzitutto, la possibilità di avere una maggior diversificazione, che come abbiamo detto prima aiuta a limitare la volatilità dei rendimenti. Supponiamo si voglia investire in titoli di Stato, i fondi di investimento hanno all’interno del loro portafoglio un numero elevato di emissioni. Questo significa che nel caso si volessero acquistare singolarmente i bond, bisognerebbe comprare molti più titoli per ottenere un grado di diversificazione comparabile con quella offerta da un prodotto del risparmio gestito. Ma considerati i minimi di investimento dei titoli obbligazionari che sono tipicamente più alti di quelli di un fondo destinato alla clientela retail, il capitale iniziale di cui si avrà bisogno dovrà essere molto più elevato. Questo ci porta a considerare anche un secondo aspetto, che è quello legato ai costi. Un numero maggiore di operazioni di acquisto e vendita, nel caso si adottasse la prima opzione, implica infatti una spesa maggiori in termini di commissioni.

E tra i fondi attivi e quelli passivi cosa scegliere?
I fondi gestiti in maniera attiva hanno costi di transazione più alti rispetto agli Etf, che invece si limitano a replicare un indice, e questo fa pendere le preferenze verso i secondi, specie in un mercato come quello obbligazionario in cui i rendimenti sono modesti. Questo, però, non è sempre vero. Ci sono segmenti del mercato obbligazionario nei quali i fondi attivi possono essere utili. A volte, infatti, il livello delle contrattazioni è basso e questo costituisce un rischio ulteriore nel caso si verificassero degli eventi che potrebbero portare l’investitore a uscire. Per questo motivo, un fondo gestito in maniera attiva permette di superare il problema della scarsa liquidità di alcuni asset e di evitare di essere penalizzati oltremodo dalla scelta infelice di un titolo.

 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Info autore

Francesco Lavecchia

Francesco Lavecchia  è Research Editor di Morningstar in Italia

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