Consumer defensive a 5 stelle

Il mercato, dicono gli analisti di Morningstar, ha reagito in maniera eccessiva al periodo di appannamento di Kellogg, Imperial Brands e Ingredion. Ma le tre società, aggiungono, hanno un Moat elevato e le attuali quotazioni di mercato non rispecchiano le loro prospettive di crescita future.  

Francesco Lavecchia 04/06/2019 | 11:32

 

Kellogg, promosse le scelte del management
Kellogg è riuscita a costruirsi un ampio vantaggio competitivo all’interno del settore beni di consumo difensivi grazie a marchi di valore come Special K, Coco Pops e Pringles e a elevate economie di scala. Il management ha deciso di cambiare la propria strategia di distribuzione e di dismettere alcuni asset non-core al fine di liberare delle risorse che saranno investite per rafforzare ulteriormente il portafoglio brand e per finanziare nuove iniziative di marketing. Ma il processo di ristrutturazione è ancora nelle fasi iniziali e i dati relativi alle vendite e ai margini di profitto nel primo trimestre lo dimostrano: vendite in aumento solo dello 0,3% e gross margin giù di 340 punti base (pb) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

“Nonostante questi risultati dimostrino che il percorso è ancora lungo, confermiamo la stima del fair value del titolo a 78 dollari e le nostre previsioni da qui al 2028 che indicano un progresso medio delle vendite del 2%-3% e un’espansione del margine Ebit di 400 pb”, dice Erin Lash analista azionaria di Morningstar (report aggiornato al 2 maggio 2019). “Siamo convinti che l’inserimento di Pringles nel portafoglio marchi aiuterà Kellogg a rafforzare il suo posizionamento sui mercati globali, considerato il maggior appeal che gli snack hanno sui consumatori a livello mondiale, e che la decisione di modificare il packaging permetterà ai suoi prodotti di essere più competitivi in alcune tipologie di negozi come i discount. Ci aspettiamo che questi due elementi possano pagare in termini di crescita dei ricavi”.

Imperial Brands paga l'impopolarità del tabacco 
Gli investitori hanno reagito negativamente ai risultati del primo semestre di Imperial Brands. Nell’ultimo mese il titolo ha ceduto quasi il 20% (in GBP al 30/05/2019) e ora è scambiato a un tasso di sconto di circa il 50% rispetto al fair value di 37 sterline (report aggiornato al 9 maggio 2019). “A nostro avviso le vendite degli ultimi tempi sono interpretabili come una reazione eccessiva del mercato che sembra punire oltre misura ogni brutta notizia nel settore del tabacco. I risultati sono stati sostanzialmente in linea con le aspettative: la crescita dei ricavi del 2,5% (a cambi costanti) non entusiasma, ma non è peggiore di altre società del settore beni di consumo che attualmente sono scambiate a multipli significativamente più elevati”, dice Philip Gorham di Morningstar.

Imperial Brands è il quarto produttore al mondo di tabacco ed è riuscito a costruirsi una forte posizione di vantaggio all’interno dell’industria grazie a brand come Winston, Rizla e i sigari cubani Cohiba e Montecristo e a elevate economie di scala. Le previsioni per i prossimi cinque anni indicano una crescita media dei ricavi del 3%, trainata soprattutto dall’incremento dei prezzi medi di vendita, e un margine operativo stabile attorno al 40%.

Ingredion, il taglio delle guidance non cambia la stima del fair value
Il Moat di Ingredion, leader nella produzione di ingredienti per l’industria del cibo e delle bevande, è stato costruito sugli alti costi di switch da parte dei suoi clienti. La produzione di ingredienti speciali richiede lavorazioni particolari che permettano di adattarsi al processo produttivo dei committenti e un know how elevato. Per questo motivo Ingredion riesce a far valere un maggior potere  contrattuale nei confronti dei clienti e dunque a ricavare margini di profitto superiori alla media. Il titolo ha ceduto il 17% nell’ultimo mese (in dollari al 30/05/2019) in scia al taglio delle guidance sull’utile per azione (EPS) previsto per fine esercizio e ore è scambiato a un tasso di sconto di circa il 40% rispetto al fair value di 125 dollari (report aggiornato al 3 maggio 2019).

“Il management ha tagliato le previsioni per l’EPS del 2019 (dalla forbice $6,80 - $7,50 a quella compresa tra i $6,80 e i $7,20), ma questo non cambia la nostra stima del fair value che si basa sull’ipotesi di un utile per azione sotto i 7 dollari e dunque a metà dell’intervallo indicato dall’azienda”, dice Seth Goldstein, analista di Morningstar. “Il gruppo è esposto alla crescita dei mercati emergenti come il Sud America (17% delle vendite) e l’Asia (13%) e all’aumento della domanda degli ingredienti speciali (al momento conta per circa il 30% del giro d’affari complessivo) che ci aspettiamo farà da traino al miglioramento dei margini di profitto nel futuro”.

 

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Info autore

Francesco Lavecchia

Francesco Lavecchia  è Research Editor di Morningstar in Italia

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