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Non farsi abbagliare dal rischio politico

In quasi tutte le aree del globo i fattori geopolitici preoccupano chi gestisce portafogli e non solo. Eppure le copertine dei giornali hanno raramente un impatto diretto sugli investimenti a lungo termine. Ecco perché è importante ragionare sui fondamentali.

Valerio Baselli 29/05/2019 | 09:41

Populisti in ascesa in Europa e in America Latina, Brexit senza accordo sempre possibile, guerra commerciale cino-americana, tensioni nei paesi del Golfo produttori di petrolio e Russia stretta nella morsa delle sanzioni. A quanto pare, il rischio politico è tornato con forza al centro della scena e gli investitori non possono certo permettersi di ignorarlo.

Se da un lato, infatti, la ripartizione geografica dei propri asset assicura più diversificazione, e quindi un minor rischio, dall’altro espone il portafoglio a una maggiore sensibilità ai fattori geopolitici. Tuttavia, anche gli investitori più affezionati al proprio mercato domestico possono essere soggetti a un tale rischio, e gli italiani lo sanno bene.

Ma di cosa si tratta esattamente? Con la globalizzazione, il concetto di rischio politico è diventato forse più liquido di quello che era in precedenza. Può essere definito come la possibilità di incorrere in una perdita a causa di politiche economiche o fiscali, di cambiamenti legislativi, di malfunzionamento del sistema giudiziario, di instabilità istituzionale, o di altri eventi estremi riconoducibili alla guida politica o alla situazione sociale di un determinato paese. Un esempio comune di rischio politico potrebbe essere un paese che aumenta inaspettatamente le tasse aziendali per un settore specifico o che interrompa il commercio con l’estero. Un esempio più estremo potrebbe essere rappresentato da illeciti molto importanti, come gli scandali corruzione che a volte investono il management di grandi aziende, oppure un attacco terroristico o un colpo di stato militare che blocchi gli investimenti esteri diretti.

Guerra Washington-Pechino cambierà settore tecnologico
Secondo l’ultimo aggiornamento del BlackRock Global Risk Indicator, il rischio politico resta elevato sui mercati, in particolare a causa delle persistenti tensioni tra Stati Uniti e Cina. “Riteniamo che i mercati si stiano focalizzando troppo sulla disputa commerciale tra i due paesi, aspetto sul quale invece noi crediamo che si arriverà presto a un accordo”, si legge nel report di BlackRock (previsione condivisa anche dagli analisti di Morningstar, clicca qui per leggere).

Gli investitori forse non colgono le complessità di un’intensa rivalità tecnologica che avrà importanti conseguenze sulla sicurezza nazionale, la competitività delle due economie e il dominio del settore

 

“In compenso, gli investitori forse non colgono le complessità di un’intensa rivalità tecnologica che avrà importanti conseguenze sulla sicurezza nazionale, la competitività delle due economie e il dominio del settore. In questo senso, prevediamo uno scontro che guiderà il progressivo disaccoppiamento dei settori tecnologici statunitense e cinese, con implicazioni significative per l’economia e i mercati globali. Per gli investitori sarebbe quindi logico possedere titoli tech ben selezionati, sia negli Stati Uniti che in Cina”.

   

Europa più debole
Un altro elemento di preoccupazione, in parte rientrato, riguarda la frammentazione dell’Unione europea. Il risultato elettorale, infatti, pur evitando lo scenario peggiore per i mercati, cioè una maggioranza euroscettica, consegna un’ampia frammentazione del Parlamento europeo, il che renderà difficile la formazione di una linea coerente e univoca.

“Dal punto di vista economico, un Parlamento europeo con una visione meno coesa e con un maggior peso di posizioni estremiste difficilmente riuscirà a esprimere quel forte consenso necessario per chiudere il divario Usa-Europa”, commenta Donatella Principe di Fidelity Internatrional in una nota. “In un contesto che vede sempre più pressante la sfida di emergenti forze economiche come la Cina, l'Europa rischia di diventare il danno collaterale nella guerra commerciale tra questa e gli Stati Uniti”. Senza contare poi che con l’incertezza del quadro politico in molti paesi, il voto europeo potrebbe avere importanti ricadute locali, a partire proprio dall’Italia.

Come proteggere il portafoglio
Sebbene le evoluzioni geopolitiche siano importanti, è fondamentale per gli investitori ragionare in un’ottica di lungo periodo e soprattutto di fondamentali economici. L’attualità politica è appassionante ma le copertine dei giornali hanno raramente un impatto diretto sugli investimenti. Il punto è che è quasi impossibile collegare l’analisi pre-evento politico con la realtà post-evento, il che porta a operare in quello che gli statistici indicano come un ambiente a bassa validità.

L’attualità politica è appassionante ma le copertine dei giornali hanno raramente un impatto diretto sugli investimenti. Il punto è che è quasi impossibile collegare l’analisi pre-evento politico con la realtà post-evento, il che porta a operare in quello che gli statistici indicano come un ambiente a bassa validità.

“La cosa più importante è non speculare sulle reazioni a breve termine, che per definizione sono imprevedibili, bensì concentrarsi sull’essenziale e porsi le giuste domande: questo evento cambia i fondamentali di quell’azienda o di quel settore? Dovremmo rivedere la nostra tesi d’investimento?”, spiega Tanguy De Lauzon, responsabile europeo dell’asset allocation di Morningstar Investment Management (MIM).

“Le elezioni europee, ad esempio, non hanno avuto alcun impatto sulle nostre scelte perché è impossibile prevedere eventuali ripercussioni”, continua De Lauzon. “In casi più concreti come la Brexit o la trade war lavoriamo su diversi scenari, non certo con l’obiettivo di scommettere su quello più probabile, ma piuttosto per assicurarci di avere una buona comprensione dei rischi e un’esposizione adeguata”.

Insomma, in momenti di grande incertezza come questo, un errore da non commettere è quello di uscire dai mercati, liquidando eventuali posizioni in perdita. Certo, all’inizio potrebbe anche essere confortante sentirsi al riparo dai listini in picchiata, ma quel senso di pace potrebbe rivelarsi di breve durata una volta arrivato il rimbalzo. Quando questo accade, spesso il senso di calma si trasforma in stress riguardo al fatto di ritornare sul mercato, come e in che momento. Un qualcosa che è sempre difficile da valutare.

Questo, tuttavia, non significa per forza non modificare mai la propria allocazione. Attualmente, ad esempio, i gestori di MIM ritengono che dopo il forte rally del primo trimestre dell’anno molti mercati siano sopravvalutati e vivano una fase d’instabilità; perciò vedono nel cash un’asset class che possa aiutare a proteggere il capitale, diminuire la sensibilità ai tassi d’interesse e allo stesso tempo fornire la liquidità necessaria per approfittare di future opportunità d’investimento qualora ce ne fossero, senza dover vendere degli asset, magari al momento sbagliato, per finanziare i nuovi acquisti.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar in Francia e Italia.

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