Il private equity europeo rallenta

Nel primo trimestre dell’anno l’attività è calata insieme al numero delle grandi operazioni. I costi di finanziamento aumentano e le società preferiscono rimandare. Ma alcuni segmenti continuano a essere forti.

Marco Caprotti 14/05/2019 | 14:19

Frenata per l’attività di private equity in Europa dopo un 2018 da record. Nel primo trimestre di quest’anno le operazioni sono state 674 per un controvalore di 65,7 miliardi di euro. Si tratta di cali del 26,8% e del 34,2% rispettivamente. “La discesa nel valore è da attribuire al minor numero di operazioni, ma anche al trend negativo dei cosiddetti mega-deal (quelli superiori al miliardo di euro, Ndr)”, spiega uno studio firmato da Wylie Fernyhough, Stephen-George Davis e Darren Klees, analisti di Pitchbook. “Ad influire è stato anche l’aumento dei costi per finanziare le operazioni (tipicamente prestiti ed emissioni obbligazionarie) che hanno convinto le società di private equity a rimandare le operazioni. La stessa tendenza, peraltro, la si è vista anche sui mercati azionari”.

Nel grafico in basso sono illustrate le operazioni per settore dal 2009
PE deals

 

Crescono bolt-on e software
Non tutte le operazioni di private equity, tuttavia, hanno mostrato una fase di debolezza. Bene, per esempio sono andati i cosiddetti bolt-on (acquisizioni di piccole società dal valore strategico effettuate da aziende con l’aiuto del private equity). Nel primo trimestre le operazioni bolt-on sono state il 55% del totale, il massimo dal 2009. “Questo numero potrebbe aumentare considerato che per la chiusura dell’anno mancano ancora parecchi mesi”, spiega il report. “La crescita di questo particolare tipo di investimento è la continuanzione del trend iniziato oltre un decennio fa. Di solito mosse di questo tipo sono molto costose, ma le ricerche mostrano che le società di private equity sono in grado di calcolare in anticipo le sinergie che possono creare e guadagnarci sopra”.

Un altro segmento che ha funzionato bene è stato quello delle acquisizioni nel comparto dei software. “Nel trimestre queste operazioni sono state il 15,4% del totale, tre volte di più del risultato nell’intero 2014”, spiega lo studio. “Questa crescita è dovuta a una miriade di fattori che dovrebbero dare il passo anche in futuro”. Una spinta potrebbe arrivare dai nuovi regolamenti europei grazie ai quali stanno nascendo aziende candidate a diventare dei target. “Le normative sulla protezione dei dati (conosciuti come GDPR, Ndr) stanno creando opportunità per le società di software attive nel delicato campo della ricerca e gestione delle informazioni degli utenti”, dice lo studio.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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