Annata storta per i fondi pensione

Nel corso del 2018, i rendimenti medi delle forme previdenziali complementari hanno risentito dell’andamento dei mercati e sottoperformato rispetto alla rivalutazione del Tfr. Ma sul lungo periodo restano vincenti.

Valerio Baselli 14/03/2019 | 09:51

In un anno in cui i mercati finanziari hanno perso il 5,3% (performance segnata dal Morningstar Global Markets Index NR, in euro), i fondi pensioni non hanno fatto eccezione. Nel corso del 2018, infatti, i listini azionari hanno vissuto un andamento volatile, contrastato nella prima parte dell’anno per poi peggiorare in modo consistente e generalizzato nell’ultimo trimestre. Lato obbligazionario, i rendimenti dei bond governativi sono risaliti negli Stati Uniti, mentre si sono mantenuti stabili nell’Eurozona, fatta eccezione per i titoli italiani i cui premi per il rischio sovrano si sono allargati a partire dalla seconda metà dell’anno. Queste tendenze si sono riflesse sui risultati delle forme pensionistiche complementari, subendo perdite in conto capitale causate dai ribassi dei corsi azionari e dal rialzo dei rendimenti obbligazionari.

Secondo gli ultimi dati della Covip (la commissione di vigilanza sui fondi pensione), nel corso del 2018, i rendimenti aggregati, al netto dei costi di gestione e della fiscalità, sono stati in media negativi per tutte le tipologie di forme pensionistiche: -2,5% e -4,5%, rispettivamente, per i fondi negoziali e i fondi aperti; -6,5% per i PIP “nuovi” unit linked. Anche scendendo nel dettaglio dei rendimenti medi per linea d’investimento, si trovano solo performance negative. Si va infatti dal -0,6% medio della linea obbligazionaria pura dei fondi negoziali al -8,9% della linea azionaria dei PIP. Il tutto a fronte di una rivalutazione del Trattamento di fine rapporto (Tfr) dell’1,9%.

L’incidenza dei recenti andamenti dei mercati finanziari risulta tuttavia marginale su un periodo di osservazione più ampio, più consono al risparmio previdenziale. Nel periodo da inizio 2009 a fine dicembre 2018 (dieci anni), i rendimenti medi sono risultati pari al 3,7% per i fondi negoziali, al 4,1% per i fondi aperti e al 4% per i PIP di ramo III. Nello stesso periodo, la rivalutazione media annua composta del Tfr è stata pari al 2%.

Le adesioni
Alla fine del 2018, il numero complessivo di posizioni in essere presso le forme pensionistiche complementari è di 8,75 milioni; al netto delle uscite, la crescita dall’inizio dell’anno è stata di 448.000 unità (5,4%). “A tale numero di posizioni, che include anche quelle relative a coloro che aderiscono contemporaneamente a più forme”, precisa la Covip, “corrisponde un totale degli iscritti che può essere stimato in circa otto milioni di individui”.

Le risorse
Le risorse complessivamente destinate alle prestazioni dalle forme pensionistiche complementari ammontano, a fine anno, a 166,9 miliardi di euro; il dato non tiene conto delle variazioni nel periodo dei fondi pensione preesistenti e dei PIP “vecchi”. Il patrimonio dei fondi negoziali, 50,4 miliardi di euro, risulta in crescita del 2%. Le risorse accumulate presso i fondi aperti corrispondono a 19,6 miliardi di euro mentre i PIP “nuovi” totalizzano 30,8 miliardi; nel 2018 l’aumento è stato, rispettivamente, del 2,5 e dell’11,5%.

Nuovi prodotti
Nel corso dell’anno passato, infine, sono stati lanciati in Italia dieci nuovi fondi pensione, secondo i dati di Morningstar.

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Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar in Francia e Italia.

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