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Brexit preoccupa, ma non c’è esodo dai fondi

Dal 2016, anno del referendum inglese per l’uscita dall’Unione, i riscatti dai comparti azionari inglesi sono stati contenuti. L’analisi dei flussi, soprattutto dall’equity small e mid cap, rivela un sentiment contrastante e opinioni diverse sull’esito delle trattative.

Sara Silano 12/12/2018 | 00:24

Gli investitori in fondi azionari specializzati sulla Borsa di Londra non si sono fatti spaventare da Brexit. Almeno fino ad ora. Secondo i dati di Morningstar Direct, non ci sono stati deflussi di massa: su un totale di 177,5 miliardi di euro raccolti dai fondi azionari europei da giugno 2016 (anno del referendum inglese per l’uscita dall’Unione) a fine ottobre 2018, l’equity Uk ha registrato riscatti netti per 16,7 miliardi. Gran parte è da attribuire ai comparti con focus sui dividendi.

“Nonostante sia chiara la tendenza ad uscire dall’azionario del Regno Unito, bisogna tenere presente che casi di specifici fondi di grandi dimensioni hanno accentuato il trend”, si legge in una nota Morningstar. “L’esteso periodo di underperformance (dal 2016 ) di comparti come LF Woodford Equity Income, Invesco Income, Invesco High Income e Invesco Strategic Income hanno determinato deflussi netti per 10,5 miliardi di euro nell’intervallo temporale considerato. Se si escludono questi prodotti, il sentiment negativo verso la Borsa di Londra è molto meno pronunciato”.

Small cap e sentiment degli investitori
Mentre le società a larga capitalizzazione hanno business internazionali, quelle small e mid cap sono maggiormente focalizzate sull’economia domestica e quindi possono essere più colpite da uno scenario disordinato di uscita della Gran Bretagna dall’Unione. I flussi verso questo tipo di fondi rivelano un sentiment contrastato degli investitori: nel 2016 erano stati colpiti da riscatti, nel 2017-2018 (fino a ottobre) hanno registrato una raccolta positiva. In termini aggregati per l’intero periodo post-referendum, dunque, il saldo è positivo.

I sentiment misto riflette la discordanza di opinioni sugli sviluppi futuri di Brexit. Secondo il Governatore della Banca d’Inghilterra, Mark Carney, lo scenario peggiore, che consiste in un crollo dei prezzi delle case, il collasso della sterlina, un’impennata della disoccupazione e dei tassi di interesse, è il meno probabile. Gli analisti di Morningstar Investment Management gli attribuiscono una probabilità di circa il 30%.

Tra i gestori, le idee sono le più diverse. Secondo Silvia Dall’Angelo, senior economist di Hermes Investment Managers, “lo stress sui mercati finanziari e la pressione delle imprese dovrebbero portare all'approvazione dell'accordo all'ultimo minuto in Parlamento; tuttavia, la situazione è fluida e anche altri esiti hanno probabilità significative”. Per Michael Metcalfe, responsabile delle strategie global macro di State Street Global Markets, un hard Brexit avrebbe lo stesso effetto di una calamità naturale sull’economia. Morningstar Investment Management ha una visione più positiva, in particolare sulle azioni inglesi. “Sono poco amate, ragionevolmente economiche e con fondamentali solidi”, si legge in una nota. “Certo, vediamo dei rischi al ribasso, ma pensiamo siano già largamente scontati nei prezzi, soprattutto se assumiamo un orizzonte di dieci o più anni”.

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Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia

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