La tecnologia ora fa soffrire gli Usa

Il mercato americano perde colpi. A pagare sono soprattutto i segmenti che fino ad ora hanno corso di più e che trascinano con loro anche il resto di Wall Street.

Marco Caprotti 17/10/2018 | 10:35
Facebook Twitter LinkedIn

Sono settimane difficili per chi investe sul mercato americano. La categoria Morningstar dedicata ai fondi che puntano sui large cap blend Usa nell’ultimo mese (fino al 15 ottobre) ha perso il 4,87% in euro (-5,2% in dollari). Quella che si concentra sull’equity growth si è lasciata per strada il 5,48% (-6,13%). Quella riservata ai value è scesa del 4,16% (4,82%). E’ andata peggio ai fondi mid cap (-7,06% in euro, -7,7 % dollari) e small cap (-8,96 e -9,31%).  L’indice Morningstar US market in quattro settimane ha perso il 5,13% (-5,78% in valuta Usa).

Indice Morningstar US market
usa12
Dati in euro aggiornati al 15 ottobre 2018
Fonte: Morningstar Direct

“Come spesso accade quando ci sono delle forti correzioni, a passarsela peggio sono quei segmenti di mercato che prima hanno guidato la carica dei listini”, spiega Tom Lauricella, analista di Morningstar. “Le azioni più colpite sono state le growth, ma i titoli value, che da anni inseguono senza essere in grado superare, sono rimasti impigliati nella rete dei ribassi”. In generale, i peggiori sono stati i tecnologici. L’indice Morningstar US Technology in quattro settimane ha perso (in euro) il 6,55% (-7,19% in dollari).

Indice Morningstar US Tech
tech12

Dati in euro aggiornati al 15 ottobre 2018
Fonte: Morningstar Direct 

“Ma anche i materiali di base e gli industriali non sono andati bene”, dice Lauricella. “In questo caso hanno pesato le preoccupazioni sui rialzi dei tassi di interesse e quelle di una possibile guerra commerciale fra Stati Uniti e Cina”.

Un Bronze perde meno
Nella categoria colpita maggiormente dalle perdite (small cap) il fondo con Analyst rating che ha tenuto di più limitando la discesa al 6,5% è stato Schroder ISF US Smaller Coms B Acc USD (Bronze). “L’universo da cui può attingere il gestore è formato da 2.500 nomi”, spiega Lena Tsymbaluk, fund analyst di Morningstar in un report del 4 giugno 2018. “Metà delle società vengono eliminate subito dalla lista a causa di preoccupazioni legate alla gestione, alla liquidità, al settore o alle basse barriere all’ingresso di concorrenti. Il manager divide il portafoglio in tre gruppi. Il 50-70% è investito in azioni dove il potenziale per la crescita a lungo termine degli utili e dei margini sono poco apprezzati dal resto del mercato. Un elemento che si riflette nelle quotazioni. Dal 20 al 50% è in titoli con buoni utili, ma moderate prospettive di crescita. Fino al 20% del fondo può essere investito in società in ristrutturazione dove problemi di management o di prodotto hanno temporaneamente affossato il prezzo delle azioni. Questa diversificazione dovrebbe aiutare a limitare i rischi rispetto agli strumenti concorrenti”.

L'analisi è stata realizzata con la piattaforma per professionisti finanziari, Morningstar Direct. Clicca qui per saperne di più sulle sue funzionalità.

Visita il mini-sito Morningstar dedicato a MIFID II.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Facebook Twitter LinkedIn

Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

© Copyright 2024 Morningstar, Inc. Tutti i diritti sono riservati.

Termini&Condizioni        Privacy        Cookie Settings        Disclosures