Previdenza integrativa meno conveniente con la flat tax?

L’entrata in vigore del regime fiscale promesso dal Governo dovrebbe eliminare le deduzioni e detrazioni attuali, comprese quelle relative ai contributi versati dal lavoratore ai fondi pensione. Per Itinerari Previdenziali, invece, si dovrebbe andare nella direzione opposta.

Valerio Baselli 14/09/2018 | 09:29

Non si placano le polemiche attorno alla “flat tax”, il sistema fiscale ad aliquota fissa cavallo di battaglia della coalizione di centrodestra durante la campagna elettorale e promesso anche dall'esecutivo gialloverde, essendo stato inserito nell’ormai famoso contratto di governo firmato da Lega e Movimento 5 Stelle.

Dopo le accuse di iniquità, infatti, ora arrivano anche i dubbi riguardanti i vari effetti collaterali di tale sistema. A lanciare l’ultimo allarme il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, che mette in guardia sulle conseguenze relative alla previdenza integrativa.

“L’avvento della flat tax (in Italia probabilmente sarà una dual tax con due - o forse più - aliquote fisse e scaglioni di reddito) potrebbe mettere in discussione l’attuale sistema di deduzioni e le detrazioni fiscali, istituti che hanno sin qui fatto da volano non solo per la previdenza complementare, ma in più in generale per lo sviluppo di tutte le forme di welfare integrativo e aziendale”, hanno spiegato a Morningstar Alberto Brambilla e Michaela Camilleri, rispettivamente presidente e responsabile dell’area previdenza e finanza del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali.

Nel caso specifico della previdenza complementare, bisognerà chiedersi se ad esempio il lavoratore dipendente, persi i vantaggi fiscali sui propri contributi, si accontenterà di aderire al fondo pensione soltanto per l’aliquota sui rendimenti del 20% (comunque più favorevole rispetto al 26% normalmente applicato al capital gain da investimento finanziario) e per l’aliquota di imposta sostitutiva finale, tra il 9 e il 15%. “Insomma”, hanno proseguito Brambilla e Camilleri, “si corre il rischio di indebolire il secondo pilastro mentre sarebbe più logico, come accade in altri Paesi dell’Unione Europea, incentivarne lo sviluppo”. Ricordiamo che attualmente un privato può versare fino a 5.164 euro verso una forma di previdenza integrativa sapendo che tale cifra è deducibile ai fini dell’Irpef, diminuendo così il carico fiscale. 

Quali alternative?          
Una possibile strada per conciliare la volontà di abbassare le tasse sul lavoro e incentivare la previdenza complementare sarebbe quella di sfruttare di più e meglio la leva degli incentivi fiscali. “Ci sarebbero due modalità che consentirebbero non solo di diminuire il carico fiscale delle famiglie ma anche di stimolare il senso di responsabilità civica dei cittadini, il tutto senza gravare sul bilancio pubblico: il contrasto d’interessi e il plafond unico di deducibilità”, hanno affermato Brambilla e Camilleri.

La prima idea riguarda la possibilità di dedurre tutte le spese che le famiglie sostengono direttamente e senza intermediari per la manutenzione della casa, dei veicoli e per i piccoli servizi domestici, anche in via sperimentale per un periodo di tempo limitato (potrebbero essere ad esempio 5.000 euro per tre anni), così da arginare anche il fenomeno di evasione fiscale; la seconda proposta di Itinerari Previdenziali prevede il più volte auspicato plafond unico di deducibilità per tutte le forme di welfare complementare, il cui utilizzo è lasciato alle famiglie a seconda delle diverse esigenze.

Una proposta più radicale è arrivata da Sergio Corbello, presidente di Assoprevidenza, il quale ha dichiarato in un’intervista rilasciata al Sole 24 Ore che “la deducibilità dei contributi ai fondi pensione e casse di assistenza è uno dei fondamenti dell'indispensabile previdenza privata di secondo pilastro, che in tal modo è incentivata in tutto il mondo e che se venisse meno il meccanismo della deducibilità dovrebbe contestualmente cancellarsi qualsiasi prelievo fiscale sul reddito prodotto dal patrimonio dei fondi pensione e delle casse professionali di base”.

Serve chiarezza
Per il momento, comunque, oltre alla bozza generica inserita nel contratto, dal Governo non sono trapelate indicazioni chiare su come sarà modulata la flat tax (o dual tax). Forse anche i suoi fautori non hanno valutato gli effetti dirompenti che avrà sul welfare aziendale e sulla previdenza complementare. Il tema è stato trattato in qualche riunione con tutti e due i partiti di governo, ma in modo molto generico. Sono tematiche da approfondire quando si entrerà nel merito del dibattito sulla tassazione piatta. Solo allora ne sapremo di più.

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Info autore Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar in Francia e Italia.