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Turchia e Italia agitano i mercati obbligazionari

I fondi specializzati sul debito emergenti in valuta locale hanno pagato il prezzo più alto della crisi di Ankara. Lo spread tra Btp e Bund è tornato ad allargarsi ad agosto e ora gli operatori aspettano da Roma la legge di bilancio. Occhi puntati anche sulla Bce e sulla Fed.

Sara Silano 30/08/2018 | 09:40

Per gli investitori in fondi obbligazionari, agosto è stato un altro mese di sofferenza, soprattutto per quelli esposti alle emissioni in valuta locale dei mercati emergenti. In media, la categoria specializzata in questa asset class ha perso il 5% in euro nell’ultimo mese (al 28 agosto), portando il ribasso dall’inizio dell’anno al 7,56%. Hanno il segno meno anche i comparti che investono sui bond globali (-0,85% in euro in 30 giorni e -0,34% da inizio anno) e quelli con focus sui governativi in euro (-0,49% in un mese e -0,55% da inizio 2018).

Categorie Morningstar Obbligazionarie a confronto

Fonte: Morningstar Direct. Dati in euro al 28 agosto 2018.

I mercati sono stati penalizzati soprattutto dalla crisi turca e da un nuovo allargamento del differenziale (spread) tra i titoli di Stato italiani e il Bund tedesco.

L’agosto turco
La lira turca ha perso circa il 37% da inizio anno e il 18% nel mese di agosto e sono finite sotto pressione anche le obbligazioni locali. Moody’s e S&P Global Ratings hanno declassato il rating sul debito sovrano a fronte di una situazione politica ed economica più incerta. Ad innescare i ribassi nell’ultimo mese è stato l’inasprimento dei rapporti con gli Stati Uniti riguardo il rilascio del pastore Andrew Brunson da parte delle autorità turche, nonché l’annuncio di Donald Trump del raddoppio dei dazi sull’acciaio e l’alluminio.

La Turchia deve inoltre fare i conti con il peggioramento della situazione economica. “Gli elevati debiti in valuta estera, il crescente deficit delle partite correnti e l'impennata dell'inflazione al 16%, sono tutti sintomi di un paese sull'orlo di una crisi della bilancia dei pagamenti molto simile a quelle che hanno colpito i mercati emergenti negli anni '80 e'90”, si legge in una nota di Alain-Nsiona Defise e Mary-Therese Barton del team sul debito emergente di Pictet Asset Management. “Non bisogna, tuttavia, sopravvalutare l’importanza della Turchia (il suo Pil rappresenta l’1% di quello mondiale). La sua probabile recessione non dovrebbe avere ripercussioni dirette sulle altre economie”.

…e quello italiano
L’altro motivo di tensione sui mercati obbligazionari è il nuovo allargamento dello spread tra i titoli di Stato italiani e il Bund tedesco: il differenziale tra i decennali dei due paesi si è riportato verso livelli che non si vedevano da metà 2013, quando l’Italia cercava di riprendersi dalla crisi del debito sovrano periferico. “Gli investitori temono che le trattative in corso per il bilancio 2019 possano portare a una violazione delle linee guida della Commissione europea sul deficit del 3%”, commenta Mondher Bettaieb, responsabile del reddito fisso di Vontobel AM. “Ciò sarebbe in netto contrasto con il precedente bilancio del governo italiano, il quale prevedeva solo un disavanzo dello 0,8% che avrebbe consentito una graduale riduzione del debito”. Ci sono però fattori che potrebbero riportare un po’ di serenità, a partire dal fatto che il presidente Sergio Mattarella ha dichiarato di non voler firmare un bilancio che metta a repentaglio la stabilità finanziaria del paese.

Le sfide
In ogni caso, gli investitori in obbligazioni devono essere pronti ad affrontare altri mesi difficili e con rendimenti contenuti o addirittura negativi. Negli Stati Uniti, i tassi continueranno a salire, nonostante le critiche di Trump alle mosse della Federal Reserve. “I mercati scontano un rialzo di 25 punti base già a settembre”, dice Dave Sekera, direttore della ricerca e dei rating sui corporate bond di Morningstar credit rating. “Inoltre, attribuiscono il 64% delle probabilità a un innalzamento dei saggi di riferimento oltre il 2,25% entro la fine dell’anno”. Nel Vecchio continente, invece, molti operatori prevedono che la Banca centrale europea non interverrà sui tassi prima dell’estate 2019 e, in ogni caso, dovrà fare i conti con il peggioramento dello scenario esterno e con la situazione politica italiana. Infine, per quanto riguarda i mercati emergenti, l’attenzione resta puntata su alcune aree critiche, come la Turchia, l’Argentina e il Brasile, ma soprattutto sugli sviluppi delle tensioni commerciali che, se si acuiranno, potrebbero compromettere l’espansione economica globale.

L'analisi è stata realizzata con la piattaforma per professionisti finanziari, Morningstar Direct. Scopri le sue funzionalità.

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Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia

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