Fondi pensione col fiato corto

Nel primo semestre dell’anno, i rendimenti medi delle forme previdenziali complementari hanno risentito dell’andamento negativo dei mercati e stentato a tenere il passo del Tfr. Piccoli passi in avanti sul fronte delle adesioni.

Valerio Baselli 24/08/2018 | 09:46

La forte volatilità vissuta dai mercati nel corso della prima parte dell’anno si è fatta sentire anche sulle performance dei fondi pensione, che hanno chiuso un semestre piuttosto difficile. Il rialzo dei rendimenti delle obbligazioni in Europa e negli Stati Uniti e l’allargamento dei differenziali dei rendimenti dei titoli di Stato nell’area dell’euro hanno ridotto i corsi dei titoli obbligazionari detenuti nei portafogli dei fondi pensione italiani, causando perdite in conto capitale. Anche sui listini azionari i prezzi hanno avuto un andamento non positivo, con un aumento della volatilità.

Secondo gli ultimi dati della Covip (la commissione di vigilanza sui fondi pensione), nel primo semestre del 2018, i rendimenti aggregati, al netto dei costi di gestione e della fiscalità, sono stati in media leggermente negativi per tutte le tipologie di forme pensionistiche: -0,6 e -0,7%, rispettivamente, per i fondi negoziali e i fondi aperti; -1% per i PIP “nuovi” unit linked. Anche scendendo nel dettaglio dei rendimenti medi per linea d’investimento, si trovano solo performance negative. Si va infatti dal -0,2% medio della linea obbligazionaria mista dei fondi negoziali al -1,4% della linea obbligazionaria dei PIP. Il tutto a fronte di una rivalutazione del Trattamento di fine rapporto (Tfr) dell’1,3%.

L’incidenza dei recenti andamenti dei mercati finanziari risulta tuttavia marginale su un periodo di osservazione più ampio. Rispetto a quanto registrato nel decennio trascorso da fine 2007, l’andamento del primo semestre 2018 ha inciso infatti solo per 0,2 punti percentuali sui rendimenti medi annui composti di tutte le forme pensionistiche complementari, che si mantengono ampiamente positivi: in tale periodo (31 dicembre 2007 – 30 giugno 2018), i rendimenti medi sono risultati pari al 3,1% per i fondi negoziali, al 2,8% per i fondi aperti e al 2% per i PIP unit linked. Nello stesso periodo, la rivalutazione media annua composta del Tfr è stata pari al 2,1%.

Le adesioni 
A metà 2018 il numero complessivo di posizioni in essere nelle forme pensionistiche complementari era di 8,5 milioni; al netto delle uscite, la crescita dall’inizio dell’anno è stata del 2,8%. A tale numero di posizioni, che include anche quelle relative a coloro che aderiscono contemporaneamente a più forme, corrisponde un totale degli iscritti che può essere stimato in 7,8 milioni di individui. Nei fondi negoziali si sono registrate 118.000 iscrizioni in più (4,2%), portando il totale a fine giugno a 2,9 milioni. Circa i quattro quinti della crescita riguardano i fondi pensione con attivi meccanismi di adesione contrattuale. “Alle iniziative già esistenti, a partire da gennaio 2018 si è aggiunto anche il fondo rivolto ai lavoratori del settore dell’igiene ambientale (Previambiente), che ha mostrato un significativo incremento delle iscrizioni”, si legge nel rapporto della Covip.

Nelle forme pensionistiche di mercato offerte da intermediari finanziari, i fondi aperti totalizzano 1,4 milioni di posizioni, crescendo del 3,4% rispetto a dicembre del 2017. Nei PIP “nuovi”, il totale degli iscritti è di 3,2 milioni, il 2,5% in più.

Le risorse in gestione 
Al 30 giugno, le risorse complessivamente destinate alle prestazioni dalle forme pensionistiche complementari ammontano a 165,2 miliardi di euro; il dato non tiene conto delle variazioni nel semestre dei fondi pensione preesistenti e dei PIP “vecchi”. Le risorse dei fondi negoziali ammontano a 50,3 miliardi di euro, in crescita dell’1,8%. I fondi aperti dispongono di un patrimonio di 19,6 miliardi e i PIP “nuovi” di 29,1 miliardi; l’incremento nel primo semestre dell’anno è stato, rispettivamente, del 2,4 e del 5,4%.

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Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar in Francia e Italia.