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Dove trovare i dividendi

La tecnologia è stato il settore che ha pagato le cedole più alte negli ultimi anni, ma non è detto che la storia si ripeta. Meglio adottare un approccio attento agli umori del ciclo economico. Nel frattempo gli investitori si preparano a incassare.

Marco Caprotti 07/06/2018 | 10:04

La caccia ai prossimi campioni della cedola è aperta. Il problema, dicono però gli analisti di Morningstar, è che si tratta di uno sport molto difficile da praticare. “Pochi nel 1995, avrebbero scommesso che la tecnologia o l’healthcare sarebbero diventati i segmenti dove trovare i payout migliori (includendo nel calcolo non solo le cedole, ma anche le operazioni di buyback, Ndr). Eppure oggi sono i segmenti dove si trovano le occasioni più interessanti da questo punto di vista”, spiega Dan Kemp, Chief investment officer EMEA di Morningstar Investment Management (MIM). “Il discorso inverso vale per le utility e le telecomunicazioni: due universi che vengono sempre citati, spesso ormai a sproposito, quando si parla di cedole interessanti”.

Come sono cambiati i payout dal 1995 a livello settoriale
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Dove si spostano le cedole
“Nel corso degli anni i mercati sono cambiati e ormai la ricerca delle cedole va fatta in maniera diversa”, continua Kemp. Un punto di vista potrebbe essere quello geografico. Due esempi all’estremo sono gli Stati Uniti e l’Italia. L’azionario Usa ha un’esposizione del 25% all’hi-tech. Nella Penisola questo settore è praticamente assente mentre pesano molto (55%) finanziari ed energia. “Queste differenze possono cambiare la sostenibilità del payout a livello geografico e vanno tenute in considerazione quando si parla di cedole”, dice ancora Kemp.

Altri punti di osservazione possono essere quelli che Morningstar definisce Super Sector, universi cioé che racchiudono insiemi considerati affini per la loro sensibilità agli umori dell’andamento economico: Cyclical (materiali di base, beni di consumo discrezionali, finanziari e real estate), Defensive (Salute, beni di consumo di prima necessità e utility) e Sensitive (Tlc, energia, industriali e tecnologia). “Guardati da qui, i dividendi mostrano una crescita più stabile nel lungo periodo”, dice il Cio di MIM.

La crescita dei dividendi nei Super Sector
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Il dividendo cresce
Nel breve periodo, intanto, gli investitori che puntano alle cedole possono fregarsi le mani. Secondo l’ultimo studio di Janus Henderson i dividendi a livello globale nel 2018 ammonteranno a oltre 13mila miliardi di dollari, il 6% in più rispetto al 2017. Merito anche del +10,2% fatto segnare nel primo trimestre dell’anno ed evidenziato dall’andamento del Janus Henderson Global Dividend Index. “L’economia globale è in crescita e i profitti aziendali stanno aumentando generando soldi che le società possono rendere ai loro azionisti”, hanno spiegato i curatori del report. A dare il passo sono soprattutto il Canada e gli Stati Uniti: il primo con un aumento del payout del 13,8% e il secondo con un progresso del 13,8%. La crescita in nord America è dovuta soprattutto al contributo delle società tecnologiche, finanziarie e del comparto salute.

In Europa la crescita in dollari è stata del 13,7%. Ma se si tiene conto del rafforzamento della moneta unica, trasformato in euro il progresso si riduce a +3,9%. “Nel secondo trimestre si dovrebbe vedere un miglioramento generalizzato che interesserà anche il Vecchio continente”, dice lo studio. Spostandosi a Oriente, c’è stato un buon progresso del Giappone, ma il resto dell’Asia ha sborsato meno. Il calo delle cedole è stato più evidente nei paesi emergenti, con l’eccezione del Brasile.

Perché le cedole
Ma ha ancora senso investire un portafogli guardando anche alle cedole in un momento in cui i mercati, nonostante qualche alto e basso, sembrano tenere e gli investitori non hanno bisogno di sistemi alternativi per andare a caccia di rendimento? “E’ utile costruire una parte del portafoglio con questo tipo di titoli proprio quando le cose vanno bene per non essere colti di sopresa se i listini dovessero scendere all’improvviso”, spiega Michael Hodel, portfolio manager di Morningstar Investment Management. “In questo modo si può contare su asset che daranno comunque un rendimento che potrà servire a compesare le perdite di altri strumenti”.

Argento per il dividendo
Per quanto riguarda gli stumenti venduti anche in Italia, nella categoria Morningstar Global equity income (dedicata ai fondi che cercando cedole interessanti in giro per il mondo) il giudizio più alto che si può trovare è Silver e, al momento, è appannaggio di quattro strategie.

M&G Global Dividend USD A Acc. “L’approccio del fondo è basato su una crescita dei dividendi nel lungo termine e sull’ottenimento di uno yield superiore a quello dell’indice MSCI World”, spiega Jeffrey Schumacher, fund analyst di Morningstar in un report del 9 febbraio 2018. “Di conseguenza il fondo mette nel mirino società che siano in grado di far crescere la cedola costantemente, mentre evita quelle che potrebbero non essere capaci di farlo anche se al momento danno un buon yield. L’approccio è basato sullo stock picking. Le società emittenti devono mostrare una solida disciplina per quanto riguarda i bilanci e le potenzialità di crescita dei dividendi. Anche le valutazioni sono importanti. Il gestore cerca di costruire un portafoglio diversificato che sia in grado di dare risultati in qualsiasi condizione di mercato”.

Deutsche Invest I Top Dividend NC. “Il focus del fondo è su società di qualità che possano pagare un dividendo in crescita in maniera sostenibile mentre il manager cerca di gestire in maniera attenta i rischi di downside”, spiega Schumacher in un report del 27 novembre 2017. “Il gestore riceve un notevole aiuto da parte del team dedicato all’income equity, formato da quattro gestori regionali e cinque analisti. Il processo di investimento è in piedi da più di un decennio ed è stato sempre ben eseguito”.

Kempen (Lux) Global High Dividend A. ”Il team di gestione applica una filosofia tradizionale che si focalizza sul dividend yield, le valutazioni e la disciplina dei bilanci”, spiega Schumacher in un report del 10 gennaio 2018. “I titoli candidati a entrare nel portafoglio devono dare un rendimento da cedola di almeno il 3,3% e vengono venduti quando il livello scende al di sotto del 3%. Questo tetto riduce il numero di opportunità di investimento e può limitare le scelte del gestore. Tuttavia è un fattore che dà grande disciplina al processo di gestione”.

DWS Top Dividende LD. “Questa strategia e principalmente bottom up, ma sono presi in considerazione anche elementi top down”, dice Schumacher in un report del 27 novembre 2017. “I dividend yield superiori all’8% vengono evitati perché considerati insostenibili. Il gestore cerca le idee fra gli analisti di Deutsche AM e le passa al vaglio di un modello di analisi che prende in considerazione i rendimenti da dividendi (per il 50%), il payout (25%) e la crescita della cedola (25%). A questo punto viene fatta la ricerca fondamentale dando importanza alla sostenibilità della cedola, al modello di business della società, al vantaggio competitivo e alla qualità del management. Questo porta a dirigersi verso società di qualità con le finanze a posto, che generano flussi di cassa stabili e sono in grado di mantenere e far crescere i dividendi. Il portafoglio, generalmente composto da 70 nomi, ha un orientamento di lungo termine, come dimostra il turnover del 20% visto negli ultimi cinque anni. La liquidità è utilizzata attivamente per gestire il profilo di rischio”.

L'analisi è stata realizzata con la piattaforma per professionisti finanziari, Morningstar Direct. Clicca qui per saperne di più sulle sue funzionalità.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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