Raccolta fondi, netta frenata a marzo

Nel terzo mese dell’anno l’industria europea del risparmio gestito ha attirato l’80% in meno rispetto a gennaio (prodotti monetari esclusi). I prodotti passivi hanno segnato la peggiore performance mensile da settembre 2016.

Valerio Baselli 03/05/2018 | 09:56

L’industria europea dei fondi comuni ha vissuto un primo trimestre 2018 a più facce: fuochi d’artificio a gennaio, forte volatilità a febbraio e una delle raccolte più basse degli ultimi 17 mesi a marzo. La raccolta netta dei fondi a lungo termine (esclusi i monetari) è scesa a 18,7 miliardi di euro il mese scorso, in calo rispetto ai 27,1 miliardi di febbraio e soprattutto agli 86,7 di gennaio. Ciò è principalmente dovuto alla riduzione della domanda di prodotti azionari e bilanciati, che hanno registrato rispettivamente afflussi netti di 4,4 e 10,4 miliardi di euro.

I comparti a reddito fisso hanno segnato riscatti netti per il secondo mese consecutivo, ma i deflussi sono diminuiti considerevolmente a 410 milioni di euro. Uno sguardo più attento ai mercati obbligazionari rivela che il comportamento degli investitori non ha seguito la classica modalità risk-on/risk-off che è spesso associata a situazioni di forte volatilità. Il fatto che gli investitori abbiano nel corso del trimestre abbandonato i fondi obbligazionari ad alto rendimento, avvicinandosi invece ai titoli governativi, non implica necessariamente un passare a pieno regime in modalità risk-off. In effetti, i fondi obbligazionari globali dei mercati emergenti in valute locali hanno continuato a registrare una forte domanda.

Attivi versus Passivi
I risultati dei fondi passivi nell’ultimo anno sono stati impressionanti e i flussi verso i prodotti indicizzati hanno continuato a superare quelli verso i fondi gestiti attivamente anche nel mese di marzo. Significativa, in questo senso, la grande differenza tra flussi attivi e passivi segnata nei prodotti azionari e obbligazionari.

Tuttavia, la domanda di replicanti viaggia a livelli ridotti rispetto all’anno precedente. La raccolta netta verso fondi indicizzati aperti ed Exchange trade fund si è attestata a marzo a 3,6 miliardi di euro, il livello mensile più basso da settembre 2016.

Le categorie che hanno raccolto di più (e di meno)
A livello di singole categorie, gli obbligazionari diversificati a breve termine in euro sono quelli che hanno attirato i maggiori flussi. Gli investitori sono rimasti positivi anche sulle azioni dei mercati emergenti; vale la pena far notare che gli investitori hanno preferito i veicoli passivi per la loro esposizione azionaria verso i paesi in via di sviluppo. Questo contrasta con la tendenza osservata dall'inizio dell'anno.

I fondi bilanciati flessibili globali entrano nella Top 5 per il secondo mese di fila. In una fase di alta volatilità, delegare le decisioni di asset allocation ai gestori è stata probabilmente la ragione alla base di questa forte domanda, poiché questi fondi hanno un mandato di gestione non vincolato, possono cioè investire in modo flessibile all’interno di una moltitudine di classi di attivi.

Le società di gestione
Guardando al livello di case di gestione, Amundi è in cima alla lista in termini di afflussi all'interno dello spettro attivo, grazie soprattutto alla sua offerta di fondi bilanciati, che da soli hanno raccolto 866 milioni di euro nel mese.

Per quanto riguarda il lato passivo, la sorpresa del mese è l'assenza di iShares tra le prime 5 società in termini di raccolta. La classifica è dominata da Xtrackers, con 910 milioni di euro raccolti. L’emittente di ETF di Deutsche Bank ha registrato forti afflussi sui suoi prodotti azionari, in particolare sull’Xtrackers MSCI EMU (343 milioni).

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Info autore Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar in Francia e Italia.